Tokyo redux

Sushi + manga + lottatori giganti imbracati in improbabili perizoma = Tokyo. L’avventura culinaria ‒ l’ennesima ‒ di Antonhy Bourdain lo porta per la seconda volta nella sfolgorante metropoli giapponese. Intontito dai led che strizzano l’occhio in piazza a Shibuya e dopo quattordici ore di volo all the way from Grande Mela, Bourdain si ritrova a vivere la grande abbuffata dei suoi sogni nella terra del sushi a base di maguro, hamago e funghi shiitake a profusione, il tutto innaffiato da imprecisate quantità di sciropposo sakè, che presto annebbiano anche le coscienze più eminenti, figuriamoci la sua. Sommerso da vassoi colmi di involtini con cetriolo di mare e anguilla ancora in grado di dimenarsi nel piatto, crede dapprima di aver soddisfatto il suo palato da chef giramondo: eppure, l’esperienza estatica del tonno sfilettato dal maestro Togawa, le cui mani volano e piroettano come quelle di un giocoliere educato alla scuola circense di Mosca, si rivela una ricompensa assai più gratificante di quanto potesse immaginare...

Orgia gastronomica a cinque stelle. Si potrebbe definire così la trasferta nipponica dello chef/giornalista/conduttore Anthony Bourdain, un tour tra mercati ittici, ristoranti stellati e vicoli bui in cui degustare deliziosi spiedini di yakitori per poi prendere sbronze colossali assieme a perfetti sconosciuti in giacca e cravatta. Se qualcuno è in grado di raccontare Tokyo attraverso il suo cibo e la ritualità che ne accompagna scelta, preparazione e consumo, quello è certamente Bourdain: sagace, colorito nel linguaggio e mai ripetitivo in fatto di cibo, si rivela abile con la parola quanto con il mestolo. Dopo l’esperienza come capocuoco al “Les Halles” di Manhattan, nel 2000 pubblica Kitchen confidential, per poi approdare in televisione con “No reservations” (serie in onda dal 2005 al 2012 e vincitrice di ben due Emmy Award), che lo porta in giro per il mondo sulle orme di culture culinarie per tutti i palati. Privo del consueto snobismo da critico gastronomico, Bourdain riesce in Tokyo redux a ritrarre una città attraverso le sue abitudini alimentari. Dunque se è vero che de gustibus non est disputandum, anche ai non appassionati auguro buona lettura e… bon appétit!



 

 

 

 
 
 
 

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