Tomàs

Tomàs

Lunedì mattina. Tomàs si è presentato alla porta di Nikolas con una cartella piena di documenti compilati, pronto a consegnare la sua domanda di emigrazione. Ha organizzato tutto di nascosto, stavolta è davvero intenzionato a lasciare una volta per tutte la Città, che dalla chiusura del porto sembra essere stata cancellata dalle mappe e dimenticata da tutti. Nikolas acconsente ad accompagnare Tomàs in Comune, ma spera segretamente che la sua domanda non venga accettata. E in fondo, ha davvero poche possibilità: non è laureato, non ha qualifiche e soprattutto viene dal Ghetto, il quartiere più malfamato della Città, dove si era trasferito con la madre dopo la tragica morte del padre Elias. Dalla morte di Elias, Tomàs non è più stato lo stesso. Fra quei due c’era un rapporto profondo, speciale, un amore che Nikolas non ha mai potuto fare a meno di invidiare. Nikolas non riconosce più nel ragazzo cupo e silenzioso che ha davanti e che ora vuole abbandonarlo per sempre il bambino con cui ha condiviso l’infanzia. È ormai pomeriggio quando i due amici raggiungono la collina, il posto preferito di Tomàs, il loro posto. Ai loro occhi si presenta uno spettacolo incredibile: la sagoma di una nave che si staglia all’orizzonte…

Volti senza identità, presi in una spirale che pare trascinarli via con sé: la caleidoscopica copertina realizzata da Massimo Bucchi per Tomàs, romanzo d’esordio del romano Andrea Appetito, insegnante di storia e filosofia, già autore di alcuni racconti e sceneggiature, visualizza quel “precipitare inarrestabile degli eventi” che ha inizio con la misteriosa scomparsa di colui che al romanzo presta il titolo. Enigmatica, la sparizione di Tomàs. Come la sua personalità, che sette voci narranti, tutte a lui in qualche modo collegate, invischiate in rapporti dalle tinte spesso patologiche, bloccate – al pari della grande Città in declino, isolata dalla vastità del mare – nelle loro problematiche esistenze, tentano di ricostruire. Per ciascuno di loro il ragazzo dai capelli rossi amante del pugilato è qualcosa di differente: amico, figlio, amante, finanche rivale. Ma sembra impossibile giungere ad una verità assoluta sul “protagonista assente”: le testimonianze su Tomàs spesso non combaciano, la sua immagine è mutevole, aperta alle mistificazioni soggettive di chi lo conosce – o crede di conoscerlo. Sullo sfondo, la storia di una Città senza nome che da molti anni ha perso ogni contatto col mondo esterno, in cui cova un imminente, violento rivolgimento dei piani di potere. Un contesto geo-politico indefinito, archetipico, assoluto come una tragedia greca, “simbolo” che si scontra col meticoloso realismo di psicologie e dinamiche tutte umane – le vere protagoniste. Tomàs (così come in una certa misura la nave, apparizione “miracolosa”, epifanica) è uno specchio, distorto e ingannevole, in cui ciascuno degli inquieti personaggi può scoprire, in negativo, qualcosa in più sulla propria identità. Esordio ben riuscito, intrigante – a tratti non semplice da seguire, tanta è la ricchezza di spunti espliciti e sotterranei che propone –, sorretto da una scrittura pulita, essenziale, paratattica, che non punta mai ad un facile “effetto sorpresa”, nemmeno nelle rivelazioni più straordinarie. Un romanzo che non si subisce ma si “fa” attivamente, più che mai – questo il vero plus – aperto a tante e diverse letture quanti saranno i lettori che vorranno stare al gioco.



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