Tossici

Tossici

Il nazionalsocialismo ‒ si sa ‒ è un movimento politico affermatosi in Germania a partire dagli anni Venti del Novecento, diffusosi in tutta Europa e poi tramontato alla fine della Seconda Guerra Mondiale con la sconfitta di Hitler. Le nefaste ideologie alla base di questo movimento sono rintracciabili anche nel famigerato Mein Kampf (1925) scritto dal Führer. Pangermanesimo, preminenza della razza ariana ed eliminazione della diversità sono i tre capisaldi su cui questa corrente politica, economica, sociale e culturale si è sorretta per tutto il periodo della sua esistenza. Numerosi sono gli episodi, più o meno violenti, che testimoniano la cruenta applicazione e la traduzione in atto del nazismo sotto forma di Terzo Reich: nel ‘33 andò a fuoco il Palazzo del Reichstag, il Parlamento; il varo delle leggi razziali di Norimberga nel ‘35; tra il 9 ed il 10 novembre del ‘38 la Kristallnacht – Notte dei Cristalli -, in cui persero la vita più di 400 ebrei. Culmine della violenza nazista fu l’istituzione di campi di concentramento e di sterminio – Auschwitz, Dachau, Mathausen, Birkenau, Treblinka tra i più mostruosi ‒ dove ebrei, zingari, rom, oppositori politici venivano deportati, condannati ai lavori forzati e poi uccisi o lasciati morire. Tra le vittime, numerosi furono i drogati, che ufficialmente, così come per il Fascismo in Italia, erano reietti della società, dal momento che le droghe erano ufficialmente bandite, sia perché i leader non ne facevano uso, sia perché l’unica “droga” doveva essere l’adesione all’ideologia. Ma è sicuro che fosse proprio così? Che nessuna sostanza stupefacente sia stata usata dai vari Hitler, Goebbels, Göring? E cosa dire della rapidissima conquista della Francia, durante la quale i soldati marciarono senza fermarsi per due giorni e due notti senza mai dormire?

Norman Ohler è uno scrittore e giornalista tedesco, famoso, oltre che per il presente saggio, per essere stato l’ultima persona ad intervistare Yassir Arafat, il Nobel per la pace ‘94, capo prima di al-Fatah, poi di OLP – Organizzazione per la Liberazione della Palestina – ed infine, a seguito dei tanto discussi quanto famosi accordi di Oslo, di ANP – Autorità Nazionale Palestinese -, morto nel 2004. Dopo essersi concentrato sui palestinesi, Ohler ha indirizzato le proprie energie scavando tra numerosi archivi: quello federale militare di Friburgo, di Coblenza, di Berlino ed i National Archives di Washington DC. La conclusione delle sue ricerche è semplice, ed è la seguente: durante il Terzo Reich sia i soldati sia i gerarchi nazisti, addirittura Hitler in persona, abusarono ripetutamente di sostanze stupefacenti. Dalla cocaina alla metanfetamina, dal Pervitin all’Eukodal, tutte droghe che aiutarono i soldati a tenere ritmi di marcia inauditi e prestazioni fisiche strabilianti. Eppure, il dato più sensazionale è la tossicodipendenza – da Ohler più volte conclamata nel corso del suo saggio – di Hitler. La sua tossicofilia sembra essere accertata dagli appunti e dai carteggi del suo medico personale Theodor Morell, figura quanto mai ambigua, sinistra e viscida che l’autore invano prova ad inquadrare. Lo scritto, come prevedibile, ha fatto scalpore, diventando un bestseller e dividendo la critica: da un lato, lo storico Antony Beevor, autore di una monumentale opera sulla Seconda Guerra Mondiale, lo ha definito un ragguardevole lavoro di ricerca che aiuta a vedere il nazismo da un punto di vista diverso dal solito. Sulla stessa linea d’onda sono gli storici Ian Kershaw e Hans Mommsen. Dall’altro, Nicholaus Waschmann ha criticato il miscuglio tra fatti storici e romanzati creato, a suo parere, da Ohler. Ma la critica più autorevole è stata mossa da Richard Evans, Regius Professor dell’università di Cambridge, che ha definito Tossici profondamente inaccurato e quanto mai pericoloso, in quanto la visione di un Führer tossico implicherebbe che Hitler non fosse pienamente responsabile delle proprie azioni. Ohler ha prontamente rigettato la critica. Comunque la si veda, quest’opera rivela degli aspetti interessanti della Germania nazista e getta un po’ più di luce su uno dei periodi più nefasti del Secolo breve.



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