Totò - L'uomo e la maschera

Totò - L'uomo e la maschera
“La sera in cui Ella venne a prenderlo, capì che avrebbe dovuto seguirLa. […] Lo capì e prima di consentire ad andarLe dietro, rannicchiato nel letto, mi disse: Bene, però sono stato bene assai con te. Perdonami”. Questo succedeva il 15 aprile 1967, la sera in cui moriva Antonio de Curtis, per tutti Totò. A descrivercelo è Franca Faldini, compagna di lungo corso dell'attore napoletano, colei che più di ogni altro ha saputo raccontarci l'uomo de Curtis, in contrapposizione alla celebre maschera da buffone di Totò. Così se ne andava il Principe della risata, stroncato da una sequenza di attacchi cardiaci a ripetizione, - in barba ai quali, neppure negli ultimi tempi aveva saputo rinunciare alle sue sessanta sigarette e sette caffè quotidiani - abbandonando la scena per sempre, col suo solito, inarrivabile stile. Non si erano mai sposati, seppure avevano finto di esserlo, ma solo per mettere a tacere le maldicenze dei tromboni dell'epoca, quando apparve su tutti i giornali che Franca era inequivocabilmente incinta. Poi, quando il loro Massenzio morì tragicamente il giorno seguente il parto,  nessuno dei due ebbe più la voglia di smentire quel matrimonio fittizio, nato solo per i rotocalchi rosa. Avevano trentatré anni di differenza e tutti all'epoca erano pronti a giurare che quella storia sarebbe stata solo l'ennesimo capriccio temporaneo del navigato attore sciupafemmine. Invece de Curtis seppe regalare alla sua compagna lunghi anni di totale dedizione e rispetto, pur intingendolo in una visione - vuoi per l'epoca, vuoi per l'estrazione culturale personale - di forte sapore maschilista. La donna, qualsiasi donna, dalla più navigata alla più perbene, nascondeva infatti per lui l'indole della puttana. L'uomo doveva solo saper trovare l'occasione giusta, saper sfiorare le corde più appropriate per poter trasformare anche la femmina più mansueta in una cavalla pazza. Eppure, racconta sempre la Faldini, era di una timidezza e riservatezza raccapriccianti. Alle parole preferiva spesso i versi delle sue poesie, che distillava con amorevole pudore. Ma il suo mirabile racconto, parte ovviamente da più lontano, da quando nei vicoli di via Caracciolo, quartiere corroso dalla povertà, il 15 febbraio del 1898, Anna Clemente e Giuseppe – figlio del marchese de Curtis – danno per l'appunto alla luce il piccolo Antonio...
Se il resoconto dell'uomo de Curtis è affidato alla voce narrante di Franca Faldini, la più popolare descrizione della maschera Totò è Goffredo Fofi a raccontarcela, dall'alto della sua pluriennale militanza nella critica cinematografica e letteraria. Abbiamo così sotto gli occhi l'intera evoluzione del Totò sia cinematografico che teatrale, capace di passare dalla marionetta figlia della pura tradizione macchiettistica popolare e populista - tradizione ereditata da Viviani – fino al suo periodo post '50 dove emerge il sottoproletario, il piccolo borghese, in tutte le sue infinite sfumature. Ma la maschera da mimo degli esordi, Totò seppe non solo conservarla ma addirittura trascenderla. Su di essa infatti i vari Pasolini e Lattuada seppero innescare poi le loro memorabili figure grottesche. Ed è qui, secondo Fofi, la grandezza dell'attore Totò. Essere riuscito a essere “[...] qualcosa di diverso, e diventare, grazie al cinema, la memoria sincretica di una magnifica tradizione”. Completano questo magnifico volume, vero gioiello e scrigno non solo per gli appassionati della marionetta partenopea, alcuni resoconti raccolti negli anni dai più autorevoli giornalisti e dello stesso Totò sui più svariati argomenti. Infine, in appendice sono raccolti i testi dei più importanti e noti sketch teatrali e televisivi – il wagon-lit, l'onorevole Trombetta, il “mica so' pasquale io!” - e una bellissima raccolta di testimonianze dei più grandi artefici della cinematografia italiana e non dell'epoca – Fellini, De Filippo, Pasolini, Fo, Fabrizi, Flaiano, Corbucci, Lattuada - che lasciano un loro personalissimo ricordo sull'irripetibile genio creativo e umano di “ […] Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe Costantiniana dei Focas Angelo Flavio Ducas Commeno di Bisanzio principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia, del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Poleponneso, duca di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo, eccetera in arte: Totò”.

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