In tour con i Kiss

Peter “Moose” Oreckinto, J.R. Smalling, Rick Munroe, Mick Campise: i quattro roadie che dal 1973 al 1976 hanno seguito e assistito la rock band dei Kiss nei primi anni di carriera, sin dal primissimo tour americano, partito il 22 marzo 1974 al “Valley Forge Music Fair” di Devon, Pennsylvania. Con qualcosa che assomiglia a un diario – o più ancora ad un blocco di appunti – raccontano le loro giornate on the road e nei teatri di provincia descrivendo i loro task e i loro problemi quotidiani, i rapporti con la band e la realizzazione degli effetti speciali che hanno reso famosi i Kiss sin dagli esordi. La band newyorchese sin da subito aveva un’idea fissa in testa: diventare il gruppo rock più famoso del mondo. Sono molte, se non tutte, le band con un progetto del genere: però loro ce l’hanno fatta davvero, almeno per un po’. Il periodo di massimo splendore dei Kiss, si sa, è giunto a cavallo tra anni ’70 e ’80, subito dopo la chiusura della collaborazione con Oreckinto, Smalling, Munroe e Campise, e questo aggiunge un pizzico di rabbia e rimpianto al loro racconto, anche per qualche spiacevole strascico legale (il mancato riconoscimento per il drumming di J.R. Smalling nel demo preparato dalla band per Bob Ezrin prima di Destroyer, nel 1975). Ma basta raccontare le prodezze sessuali di qualche ragazzotta di provincia per tirarsi subito su il morale…

I selvaggi anni dell’ascesa dei Kiss dalle umide cantine di New York all’olimpo dello stardom raccontati da dietro le quinte, nelle parole dei primi roadie della band? Musica per le orecchie dei fan, che già pregustano aneddoti gustosi e soprattutto inediti, che gettino una nuova luce sulla vita e la carriera di rockstar sulle quali già si è molto detto e scritto (e che per giunta si sono raccontate in ben quattro autobiografie senza peli sulla lingua). Purtroppo però In tour con i Kiss non mantiene del tutto le promesse: gran parte del libro è occupata dalla descrizione delle mansioni della crew – nemmeno poi tanto particolareggiata, sarebbe stato gradito per esempio già che c’eravamo qualche diagramma tecnico o qualche pianta di teatro e di palco in più – e da cronache di interminabili (e perigliosi) viaggi in camion. E non mancano ovviamente le recriminazioni – con tanto di carte bollate in appendice! – contro gli “ingrati” Gene Simmons e Paul Stanley, businessmen senza scrupoli: un vero classico della bibliografia sui Kiss. Sebbene non sia il travolgente helzapoppin che avrebbe forse potuto essere, lo sgangherato memoir di Oreckinto, Smalling, Munroe e Campise (scomparso nel frattempo prematuramente nel 2013) è comunque un documento divertente sugli anni in cui i Kiss erano ancora “The hottest band in the land” e non “…in the world”, non avendo ancora fatto un tour mondiale (a proposito, il concept e la voce dell’annuncio allora erano proprio di J.R. Smalling). Calendari massacranti, costumi puzzolenti di sudore o con piattole annesse, fuochi d’artificio estremi (ne sa qualcosa Peter “Moose” Oreckinto che ci ha quasi rimesso una mano), groupie insaziabili, campagnoli attaccabrighe, autostrade innevate, headliner incazzati e attoniti per il fatto che questa strana band di pazzi con la faccia dipinta rubasse loro il pubblico. Di questo erano fatti i primi anni della storia dei Kiss, e questo troverete in queste 350 pagine un po’ scanzonate un po’ amare.



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