Toxique

Toxique
È l’alba di un giorno cupo, il malessere si fa ancora sentire ma il peggio è quel maledetto bisogno della “fiala”. Françoise Sagan sta cercando di disintossicarsi dopo essere stata sottoposta a per tre mesi a un potente analgesico, l’unico capace di attenuare i forti dolori che la tormentavano dopo il terribile incidente automobilistico subito: raccoglie pensieri e emozioni in un diario, esprimendo in frasi, disegni o frammenti di autori da lei amati le sensazioni altalenanti che quest’isolamento le sta facendo provare. È da tanto tempo che non “vive con se stessa”, riesce a farlo solo ora, obbligata dalle precarie condizioni di salute: è al tempo stesso spaventata e affascinata dai “paradisi artificiali della sofferenza” che in quest’occasione sta conoscendo e che probabilmente non incontrerà mai più. Legge, legge tanto. Mezza fiala, coraggio, e intanto Baudelaire, Chateaubriand e chi ne ha più ne metta. La concentrazione è latente e gli sforzi perdurano. L’agonia è insopprimibile, l’unico conforto è il ricordo di una vita attiva, fremente, ribollente di cultura ed emozioni, segnata in maniera indelebile dalla scrittura e dal giornalismo. “Ho paura e sono stanca di avere paura”: riemergere dal baratro costa fatica ma piano piano affiorano segnali di ripresa…
È l’estate del ’57 quanto Françoise Sagan, giovane scrittrice ribelle frequentatrice dell’underground parigino, è vittima di un terribile incidente stradale. I dolori causati dalle ferite furono così forti da costringere i medici a somministrarle l’ 875 o Palfium, un succedaneo della morfina, intossicandola a tal punto da imporre un successivo ricovero in una clinica specializzata. Tre mesi di disintossicazione in cui Françoise soffre, scrive, ricorda, disegna. I suoi pensieri costruiscono un diario, il “diario della disintossicazione”, ovvero Toxique che ritroviamo in quest’elegante volume, impreziosito da raffinate illustrazioni. Traspare dai frammenti della Sagan un’irrefrenabile vocazione alla scrittura e una volontà di vivere all’estremo ogni tipo di emozione, incontrata per caso o cercata con forza. La vita fuori dalla clinica è lontana ma la sta aspettando, ne è sicura. Solo dalle poche frasi lasciate cadere dalla penna durante attimi di delirio è possibile percepire la capacità che pochi scrittori hanno di andare al fondo delle cose, di riprodurre con le parole una vasta gamma di sensazioni, oscillanti tra la gioia dei ricordi più belli e le sofferenze più laceranti: solo per questo vale la pena perdersi tra gli intensi frammenti di un diario doloroso.

 

 

 

 
 
 
 
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