Tra cielo e terra – Appunti e riflessioni sugli uccelli

Tra cielo e terra – Appunti e riflessioni sugli uccelli

“L’aria è piena di uccelli […] che danno prova di preferire i campi del New England a ogni altro clima”. Ci sono, per esempio, i tordi boscherecci che inondano l’ambiente con “le loro note metalliche”, mentre “il canto del merlo alirosse […] è liquido, gorgogliante, acquoso, quasi come una sorgente tintinnate”, invece quello del beccofrusone è “fine” e quello del gallo ha il “pregio […] che in esso non vi è nulla di lamentoso”. Alcuni uccelli, come il succiacapre e il tordo boschereccio, accompagnano l’avvento del nuovo giorno, mentre altri, come il caprimulgo e il cuculo, animano la notte. L’aquila testa bianca vola alta nel bosco, “il caprimulgo suggerisce la distanza che separa i boschi dalla città”, i tordi migratori e i lucherini amano bagnarsi, la stologa maggiore si tuffa e nuota quasi come fosse un pesce. Gli azzurini, le cince capinere e i merli alirosse si beano della primavera, mentre la pioggia ispira i passeri. La cincia capinera è l’uccello “più comune […] e indigeno del New England”, i piccioni migratori si spostano di bosco in bosco con una “fretta da piccioni viaggiatori”, il tetraone dal collare è un uccello molto timido, l’anatra sposa è “una perfetta gemma galleggiante”, gli organetti color cremisi con il loro colore paiono alleviare la rigidità dell’inverno, il ciuffolotto delle pinete “abbaglia con la sua bellezza”…

Tra cielo e terra è una raccolta di osservazioni e riflessioni fatte dallo scrittore e filosofo statunitense Henry David Thoreau intorno agli uccelli, un’antologia che ha un valore commemorativo perché pubblicata per ricordare della nascita del filosofo, avvenuta nel New England, a Concord, il 12 luglio 1817. Stefano Paolucci, traduttore e curatore dell’opera, nella sua splendida introduzione, citando Søren Kierkegaard, scrive: “Guardate gli uccelli del cielo […] senza spirito errante, né pensieri distratti e, se possibile, con meraviglia”, ed è questo quello che fa Thoreau e che traspare tra queste pagine che lo omaggiano. Ogni sua parola è infatti ispirata da grande ammirazione per gli uccelli e per la natura che essi abitano (“Tutta la natura è […] uno strumento musicale suonato dalle sue creature, che spesso vi celebrano inconsciamente la loro gioia e il loro dolore”), e chiara è la sua visione dell’uomo inteso come parte integrante dell’ambiente che lo circonda (“Mentre salgo sulla collina, odo il tordo del bosco intonare il suo lai della sera. […] Mi innalza e mi inebria. Mi ispira. […] Mi rimette a capo del mio regno. Mi rende il signore del creato, è il capo musico della mia corte”). Le sue valutazioni naturalistiche si dimostrano allora un elogio chiaro e spontaneo a Madre Terra, ai suoi figli volatili e alla relazione umana con essi, e quest’opera che le raccoglie suona gli accordi di una musica piacevolissima.



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