Tra loro

Tra loro

Parker Ford ed Edna Akin sono i genitori di Richard Ford. Parker ha origini irlandesi, Edna è originaria dell’Arkansas. Si conoscono a Hot Springs nel 1927, quando lei ha diciassette anni e lui “forse ventiquattro”. Si innamorano e si sposano. Dopo il matrimonio vivono costantemente in viaggio tra Arkansas, Louisiana, Alabama, Tennessee, Florida, Texas e Mississipi. Parker infatti fa il rappresentate di amido per bucato ed Edna lo accompagna nei suoi spostamenti per incontrare i clienti. Con la nascita del loro amato figlio, l’organizzazione famigliare viene modificata: i Ford si stabilizzano a Jackson dove Edna aspetta con il bambino il ritorno di Parker tutti i fine settimana. La lontananza del padre fa sì che il giovane Ford sviluppi con lui un legame rispettoso ma distante. Nel 1960, Parker muore. Pur avendo subito violentemente il colpo di quella morte, Edna si rimbocca le maniche, svolgendo diversi lavori per mantenere suo figlio. Quando questi, nel 1962, va all’università, Edna rimane sola e i suoi rapporti con lui si fanno scanditi da incontri, telefonate, telegrammi costanti. È il 1973 quando Edna si ammala di un tumore al seno a causa del quale muore otto anni dopo. Il suo legame con il figlio rimane forte e leale fino all’ultimo istante…

Cara Piattezza, perché ti sei impossessata di questo povero libretto commemorativo? Forse ti hanno ispirata i suoi personaggi descritti in scala di grigi privi di palpiti vitali, o forse ci sono riusciti i fatti raccontati come fossero l’elenco della spesa, avvenimenti imprigionati in uno spazio sterile e impermeabile a ogni tipo di appassionamento. Sì, deve essere stato così. Però avresti potuto chiudere un occhio. In fondo l’autore di questo memoriale è Richard Ford, penna brillante e pluripremiata! No, fai finta di non avere letto questa sciocca osservazione. È impossibile anche solo accennare a una lieve chiusura di palpebra. E sì, perché se è dai grandi che ci si aspetta il meglio, quando il meglio è latitante e al suo posto non c’è nemmeno il sufficiente, la clemenza può correre a farsi benedire. Piattezza cara, sicuramente hai fiutato sotto il valido tratto formale di questa piccola opera l’odore stagnante della sua sostanza per niente sostanziosa, quindi hai respirato ad ampi polmoni questo tanfo, insinuandoti in esso, così da penetrare e infettare l’intero impianto letterario, necrotizzandone le parole, le virgole, i punti, tutto. La storia della famiglia Ford ha preso allora a scivolare sul piano inclinato della mediocrità, cadendo nel nulla, davanti agli occhi indifferenti del lettore disinteressato. E tu, cara Piattezza, sei diventata l’eterna regina della defunta operetta. Ti giungano i migliori auguri per il novello regno meritatamente conquistato. Cordialità vivissime.



 

 

 
 
 
 

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