Traffico e risate

Traffico e risate
La città di Los Angeles è devastata dagli incendi. I suoi abitanti, vuoi per l’assuefazione agli eventi kolossal, vuoi per la sicurezza di solide polizze assicurative, sembrano reagire al dramma con una certa coolness. Prendete Sylvia: la sua villa con piscina sta bruciando, il suo ex marito Zack arriva col Suv per darle una mano e la trova insieme a Michael, un tizio esperto di effetti speciali a cui doveva fare un’intervista. Caricano velocemente i vestiti di Sylvia nella macchina ma, al momento opportuno, lei si rifiuta di partire col marito, lo ringrazia e lo lascia andare. Il fatto è che, complice l’adrenalina per il pericolo imminente, le colonne di fumo che si innalzano dietro le palme, gli elicotteri dei pompieri che sorvolano il cielo, fra Sylvia e Michael scatta un irrefrenabile impulso sessuale. Si avvinghiano e si spogliano a vicenda, poi si buttano sul tappeto del soggiorno e fanno l’amore come due forsennati, mentre le lingue di fuoco raggiungono il giardino, lambiscono l’azzurro della piscina e fanno scoppiare i vetri delle finestre. Hanno appena raggiunto l’orgasmo quando si rendono conto che stanno per fare la fine del sorcio. Fortunatamente l’elicottero della stazione radio per la quale Sylvia lavora, plana nel giardino giusto in tempo, raccattando i due amanti che salgono a bordo ancora mezzi nudi, ma è un’emergenza e nessuno ci fa caso. Più che per aver perso la villa, Sylvia è seccata per questa storia della macchina. Un pazzo maniaco le ha squarciato tutte e quattro le ruote. Anche quella sera, nonostante l’incendio, Sylvia va al lavoro e, mentre conduce il suo programma radiofonico, riceve la telefonata del padre, un diplomatico di stanza a Ginevra, che le rivela, fra mille preoccupazioni, un terribile segreto: qualcuno ha inventato un’arma atomica migliaia di volte più potente dell’atomica tradizionale, in grado addirittura di mettere fine alla vita sul pianeta Terra…
Comincia in un modo letteralmente scoppiettante questa storia epica in salsa post-moderna. America e Africa, Los Angeles e New York, Parigi e Città del Capo, minacce terroristiche e musica rock, in una girandola di personaggi così pazzeschi da apparire iperrealistici. Il pericolo di una moderna apocalisse, per le vie tortuose immaginate dall’estro del romanziere, finisce col mettere in movimento e in relazione politici al tramonto, leader neri in esilio, un’attricetta di soap-opera che traffica in armi, una disc-jockey e un gruppo di musica africana che viene dall’immaginario paese dell’Azania. Le vite di tutti, in un modo o nell’altro, sembrano intrecciarsi, un po’ per caso un po’ per necessità, per interessi o per semplice erotismo. Un thriller-pop raffinatissimo sulla paranoia da fine millennio, ma allo stesso tempo anche una satira politica e una sofisticata storia d’amore. Secondo romanzo scritto da Ted Mooney all’inizio degli anni novanta, che nel frattempo ha pubblicato in America altri tre libri, ancora non tradotti in Italia. Peccato, perché questo autore newyorchese paragonato addirittura a Don De Lillo ci pare abbia grande talento nell’usare e deformare i miti dell’occidente contemporaneo, fino a farne una sorta di specchio deformante della realtà, perfettamente reso dalle pagine del romanzo.

 

 

 

 
 
 
 
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