In trappola

In trappola
Le parole sono importanti, diceva (urlava) un famoso (spocchioso) regista italiano. Le parole, in altri contesti, in altri luoghi, possono addirittura uccidere, o salvare: recitate a memoria, viatico silenzioso contro l'oppressione, o impresse su carta per fermare i ricordi, prima che siano questi a fermare noi. Nella Romania di Ceauşescu, stretta senza respiro tra le maglie della dittatura, la letteratura diventa per Herta Müller parametro di valori etici, bilancia di precisione per misurare il peso della costrizione esterna contro quello di una colpa paterna (la complicità con il nazismo), truce eredità non voluta. Per Theodor Kramer, ebreo austriaco rifugiatosi a Londra, le rime, semplici ed accoglienti, contengono l'amara pena dell'esilio, della fuga imposta per aver salva la vita. Per Ruth Klüger, trascinata dalla follia in un campo di concentramento, “l'esigenza etica” è “punto di orientamento per lo scrivere”: dove l'indicibile viene detto per frammenti, aiutando il lettore ad orientarsi negli strati sottostanti. Per Inge Müller, infine, giovane tedesca chiamata a far parte di uno Stato assassino, la poesia diviene bisturi affilato, freddo strumento per rivoltare la propria anima e mettere in mostra le più profonde, mortifere ferite... 
Prima di diventare Premio Nobel, Herta Müller era “solo” una sconosciuta scrittrice: la sua fama, circoscritta, nel lontano 1996 le permetteva di incontrare i propri lettori in un'anonima libreria tedesca, per leggere il primo dei tre saggi di In trappola. Questo, che dà il titolo alla raccolta, insieme a Dì che hai quindici anni e Il mio vestito lo riporta la posta, si mantiene in bilico tra prosa e posia, attraversando un territorio ibrido, sconfinato, dove ogni parola trattiene e comprende le successive. Riportando in primo piano un tema già noto, Herta Müller concentra la propria precisione stilistica sulla potenza salvifica della letteratura: sulla forza detonatrice che si crea sommando esperienza e sofferenza, sul rigore morale di cui certi testi, generati da dolorosi ricordi, sono inscindibilmente permeati. Analizzando le opere di scrittori lontani per nascita e vissuto, la Müller racconta dell'attenzione necessaria per avvicinarsi ad essi, che tanto dispiego di energia emotiva sono costati ai loro autori, e dell'impegno intellettivo, della responsabilità di pensiero che non debbono cedere il passo alla stanchezza. Come per questo In trappola, da dosare e appuntare nella memoria, per poter cogliere le staffilate di una scrittura così secca, tagliente, nervosa, da contenere tutto. Compresa la bellezza.

 

 

 

 
 
 
 
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