Trash

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“Re Mida riusciva a trasformare tutto quello che toccava in oro. Noi, più modestamente, trasformiamo gran parte di ciò che usiamo in rifiuti. Ne produciamo tanti. Troppi. E facendolo, non solo sprechiamo ma inquiniamo e consumiamo risorse preziose. Dall’Everest alle fosse oceaniche, dalle profondità della terra alla Luna, ovunque siamo arrivati facciamo ormai i conti con la loro presenza. A volte anche in modi... insoliti”. Non tutti sanno per esempio, che il monte Everest – il picco più alto al mondo – risulta essere secondo le ultime rilevazioni la montagna più inquinata del pianeta. Questo perché dopo anni ed anni di spedizioni, quella che in nepalese è chiamata la montagna sacra, si è letteralmente ricoperta di tutti i rifiuti lasciati lì dagli alpinisti. E, nonostante il governo nepalese abbia da poco imposto la regola del “bilancio pari” che prevede che ogni scalatore riporti alla base almeno otto chili di rifiuti (stimata come quantità di rifiuti prodotta a persona), ancora c’è molta strada da fare in tal senso. Tanto che se, in seguito ai cambiamenti climatici in atto, dovessero iniziare a sciogliersi i ghiacci della montagna sacra, oltre ai corpi degli oltre duecento alpinisti morti tentando la scalata verrebbero alla luce anche le dodici tonnellate di rifiuti per ora sepolte sotto il ghiaccio. Siamo così bravi che siamo riusciti a superare perfino i confini terrestri ed inquinare la Luna; sì, aveta capito bene. Si stima che circa 187mila chilogrammi di rifiuti giacciano sul suolo lunare: palline da golf, scarponi usati, zaini, e una montagna di rottami elettronici e metallici, solo per citarne alcuni...

Piero Martin ‒ professore di Fisica Sperimentale al Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova – e Alessandra Viola, giornalista scientifica, documentarista e sceneggiatrice di programmi televisivi, nonché docente in Scienze della Comunicazione presso l’università “Sapienza” di Roma – ci accompagnano in un viaggio alla scoperta di un problema che ha radici negli albori della civiltà e che attualmente rischia di sfuggirci di mano. Un testo ampiamente divulgativo ma redatto con rigore scientifico e che – come gli stessi autori sottolineano nella prefazione – può essere affrontato con una lettura sequenziale o saltando addirittura diverse pagine. I capitoli in cui si divide l’opera, infatti, sono dei saggi brevi ma tuttavia esaustivi dell’argomento trattato e permettono a chiunque di recepire le informazioni essenziali. Si parla di rifiuti come problema, ma anche come opportunità per comprendere che la direzione che abbiamo preso negli ultimi decenni va invertita. Prima di strapparci le vesti di fronte a strade con cassonetti straripanti di immondizia, dovremmo a monte essere più consapevoli nel momento stesso dell’acquisto dei prodotti (attenzione agli imballaggi, ad esempio, e a non gettare le cose che possono essere ancora riutilizzate). Abbandonare questa cultura dell’usa e getta, insomma, che è un cambiamento innanzitutto individuale, di ogni singolo cittadino, e che poi deve essere necessariamente supportato dall’azione dei governi locali e globali, in una lotta comune allo spreco che ancora ha tanta tanta strada da fare. Un esempio su tutti il vergognoso spreco di cibo ancora commestibile che ogni giorno finisce nella spazzatura: secondo il rapporto Estimates of European food waste levels commissionato dall’Unione Europea e pubblicato nel 2016, circa il 60% del cibo gettato sarebbe ancora commestibile. Credo la lotta allo spreco, assieme alla salute dei cittadini e dell’ambiente, debba essere una delle priorità di ogni governo che si ritenga civile e responsabile.



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