Tre atti e due tempi

Tre atti e due tempi

Silvano Masoero, per tutti Silver perché «la provincia è sempre pronta a trovare un soprannome», è un'ex promessa del pugilato che ha gettato al vento la sua carriera rimanendo implicato in un giro di scommesse. Per questo è stato in carcere e, una volta uscito, ha tentato di rifarsi una vita trovando miracolosamente un lavoro da magazziniere nella squadra di calcio della sua piccola città. Si è sposato con Elena, una donna che gli mandava le lettere quando lui era in prigione, e ha avuto un figlio. Ora Elena è morta e Silver si sente davvero solo. La squadra per la quale lavora, invece, vive il momento migliore della sua storia, perché deve giocare la finale dei play-off che, dalla serie B, la proietterebbe nell’olimpo della serie A, anche grazie al carisma di un calciatore che tutti, riprendendo un vecchio film di John Wayne, chiamano il Grinta. Dopo una discreta carriera passata in varie squadre di serie B, il Grinta ha deciso di tornare nella città in cui è nato. Il Grinta si chiama Roberto Masoero ed è figlio di Silver, il quale scopre per caso che proprio suo figlio sta per commettere il suo stesso errore e ha venduto l’ultima, decisiva partita…

Giorgio Faletti sembra aver intrapreso, per ora, una direzione diversa rispetto alla sua precedente produzione narrativa: Tre atti e due tempi non è un thriller e non è un romanzo lungo centinaia di pagine. Tre atti e due tempi è una finestra che l’autore astigiano apre sul mondo del calcio professionistico, fatto di passione e impegno ma anche, come gli ultimi eventi di cronaca dimostrano, di gente senza scrupoli disposta a tradire ideali e compagni in nome del denaro. Come nella pellicola di Pupi Avati del 1987, “Ultimo minuto”, Silver, novello Walter Ferroni interpretato da un indimenticabile Ugo Tognazzi, si trova, dopo aver conosciuto la strada del peccato e le sue conseguenze, ad essere l’ultimo e solitario baluardo della legalità e tenterà di salvare con tutte le sue forze le sorti della sua squadra e, soprattutto, di un figlio in procinto di seguire le orme sbagliate del padre. Ancora una volta Faletti dimostra tutta la sua ecletticità con un romanzo scritto totalmente in prima persona e contraddistinto da un costante uso di flashback e ritorni, che scava nella vita di provincia e nel difficile rapporto tra un padre redento e un figlio da correggere in corsa prima del baratro definitivo. Un Faletti inedito, dunque, che non rinuncia a centellinare i momenti di suspense e a cimentarsi con un linguaggio sempre ricercato, anche quando ad essere descritte sono le semplici sfumature di un pensiero o gli occhi di una comunità che vive un sogno. Se, quindi, fino ad ora Faletti era ritenuto uno scrittore di genere, la ricerca tematica compiuta in Tre atti e due tempi e il saper mettere a nudo un punto debole della società moderna con uno stile personalissimo, sempre condito da un velo d’ironia, ci costringono a definirlo nell’unico modo possibile: Faletti è ‘solo’ un ottimo narratore.



 

 

 
 
 
 

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