Tre io

Tre io
Una notte estrema e drammatica, con tre giovani protagonisti alla ricerca della propria verità, anche attraverso esperienze forti. Dante affonda la sua disperazione nell’alcool, vagando per i bar e meditando di troncare in maniera definitiva la lenta agonia del suo vivere, tra mille travagli, accompagnati da un sentimento di totale negazione (“Un odio che abbraccia il mondo intero e non fa distinzioni, che ingloba tutto il creato con greve soluzione di continuità”; Per primo odio me stesso ma sono un vigliacco e non ho la forza di farla finita”). Giulia, trentaseienni e sposata da nove, con una figlia, abbandona nel corso di questa lunga notte il senso di frustrazione che nasce in lei dalla consapevolezza di quello che avrebbe potuto essere e che non è stato (“Devo continuare a vivere la vita seguendo i binari che qualcun altro ha tracciato per me”; “Le mie passioni sono rimaste indietro, come tante altre cose del resto”). Una discoteca, la droga e il sesso facile sono le “scorciatoie” che ha scelto, destinate, come prevedibile, a non ridurre il vuoto che ha dentro ma ad accentuarlo. Andrea è un operaio in cassa integrazione che si consola sognando le luci del mondo dei cosiddetti vip e che aspetta il weekend per mettere alla prova la sua virilità andando a caccia di donne (“Non capisco a che gioco sta giocando e nemmeno dove vuole arrivare. Deve darmi qualcosa di più. Ora deve offrire lei qualcosa. Adesso”)...
Tre io narra in prima persona le vicende, a tratti intrecciate, di questi personaggi attraverso una sorta di monologo. A ciascuna voce narrante è assegnato un diverso colore, una scelta che si rivela funzionale soprattutto rispetto all’inserimento di Andrea nella trama. I tre io vengono rappresentati dall’autore - che preferisce restare celato dietro lo pseudonimo di Mario Rossi - in un tempo e in un luogo indefinito, e anche la rappresentazione dei rispettivi caratteri non offre elementi di originalità sufficienti per garantire una loro presenza a tutto tondo sulla pagina. La scelta di far scorrere in parallelo le tre vicende per poi costruire un intreccio delle medesime risulta dunque efficace ma solo in parte, in quanto il risultato è più che altro quello di una giustapposizione di percorsi legati da un generico male di vivere, peraltro non adeguatamente sondato. Lo stile è teso e sincopato ma non risulta ancora maturo, specie per dare conto del clima “nero” che questa vicenda richiederebbe: per risultare completamente credibili a mancare è soprattutto un approfondimento psicologico più raffinato, in grado di andare oltre alcuni abusati cliché, come quello della moglie annoiata che cerca la trasgressione.

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