Tre matti

Tre matti

Il tre di ottobre succede un fatto straordinario. Si sveglia tardi, e quando Mavra gli porta gli stivali puliti le chiede che ore sono. Sono suonate le dieci già da un po’. Allora si sbriga a vestirsi, anche se non ha assolutamente voglia di  recarsi al dipartimento, perché già immagina la faccia scontenta del caposezione, che con tutta probabilità lo invidia perché lui sta nell’ufficio del direttore e fa la punta alle penne di sua eccellenza… È un uomo ridicolo. Anzi, ora dicono che è matto. Il che sarebbe anche una promozione, se vogliamo, se non fosse che in realtà per loro è rimasto ridicolo come prima. Però ormai non se la prende più: più lo deridono, più li ama… È il venti di ottobre del milleottocentottantatre. Lo hanno portato a visitare alla direzione di governatorato e sono stati espressi diversi pareri. Hanno litigato. E alla fine hanno deciso che è pazzo. Però la decisione è stata quella soltanto perché durante la visita, con tutte le sue forze, lui si è trattenuto. Per non dire quello che pensa. E lui non ha detto quello che pensa perché ha paura del manicomio, che lì gli impediscano di compiere la sua follia…

La follia è stata elogiata da Erasmo da Rotterdam come anelito alla perfezione, spinta creativa che può salvare, cambiare e migliorare il mondo: è la ribellione alla norma che viene percepita come ingiusta e assurda. Dunque non c’è nulla di più immediato che bollare come pazzo qualcuno con le cui opinioni non si concorda. Per delegittimarlo. Per togliergli credibilità e voce. Perché non ha capito che non ha senso darsi pena per un mondo che non cambia, e che tutto sommato non va nemmeno troppo male. Tre tra i più grandi autori (Gogol’ con Memorie di un pazzo, Dostoevskij con Il sogno di un uomo ridicolo - un vero gioiello - e Tolstoj con Memorie di un pazzo) della letteratura mondiale, non solo quella di lingua russa, sono riuniti in questa edizione: ognuno di loro, nella propria produzione, ha infatti indagato, a suo modo, con accenti surreali, onirici o stranianti, la tematica della diversità, lo scarto dall’abitudine, la maglia che cede nell’impalcatura della rete della vita, l’anello della catena che non tiene, avrebbe detto Montale parlando d’altro, ma in fondo dello stesso tema: ossia della speranza di una realtà differente e più bella.



 

 

 

 
 
 
 

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