Tre parole dopo

Tre parole dopo

Valeria Rossi, quella di “Tre parole” (sole, cuore, amore: proprio loro!). Già, ma chi è Valeria Rossi, o meglio chi era prima di diventare quella di “Tre parole”? E dopo? Valeria Rossi nasce a Tripoli, negli anni cui le glorie (effimere) del colonialismo italiano erano ormai un capitolo di storia e nulla più. Dopo un trasferimento un po’ forzato a Roma, è lì che Valeria cresce e si forma: sono gli anni Settanta, o meglio gli Ottanta quando Valeria inizia a corteggiare l’arte, in ogni sua forma. Inizia col teatro, frequentando il laboratorio del maestro Renato Mambor, un’esperienza breve che però la fa entrare in contatto, per la prima volta, con la sua “voce”; poi la musica. Alla Scuola Popolare di Musica di Testaccio un’altra risicata parentesi che avrebbe riaperto solo anni dopo, sempre a Roma, al Rione Monti e di lì altre scuole, tanti maestri, su e giù per l’Italia, l’Umbria Jazz, poi incontri importanti, i primi testi scritti, le prime persone del mestiere che ne rimangono incuriosite. È alla Sony Publishing che le fanno firmare il primo contratto, ma sono ancora tempi prematuri e sarà con la Bmg che si concretizzeranno quelle tre parole per cui tanto ce la ricordiamo. Correva l’anno 2001…

Oggi sono passati quasi quindici anni e molti di noi ancora se la ricordano, quella bella ragazza mora che ci chiedeva sole, cuore, amore. La maggior parte però se la ricorda “solo” per quella canzone-tormentone e forse, nel 2004, mentre usciva il suo secondo album, stava ascoltando altro. In questo piacevole saggio biografico Valeria Rossi ci parla proprio di cosa sia il successo, di cosa voglia veramente dire e di come lo abbia sperimentato lei, di quanto sia stato effimero. È una fase, il successo, con un inizio ed una fine, purtroppo: il segreto non è tanto raggiungerlo, quanto mantenerlo. O sapersi reinventare. Se ad un momento di sovraesposizione ne segue uno più silenzioso, di raccoglimento e di introspezione, questo deve essere l’inizio di un percorso verso altro. Ricollocarsi, trovare qualcosa che vada a riempire quel vuoto. Il tono biografico tocca corde molto personali e suggella una conciliazione tra il successo pubblico e quello privato, quando le proprie capacità ed i propri sforzi si ridimensionano per un pubblico ben diverso e molte accezioni cambiano. La Rossi si racconta sì, ma si premura anche di disseminare consigli, esperienze, avvertimenti e moniti a chi scambia ancora il successo per un obiettivo e non per la conseguenza di tutto quel lavoro che, apparentemente, di fama sembra portarne al contrario ben poca.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER