Tredici giorni a Natale

Tredici giorni a Natale

Il commissario Sergio Crema è scosso da un brivido: sono le 19.10 e in questura arriva una telefonata urgente per lui dal Mauriziano, ospedale torinese ubicato vicino casa sua; Crema teme per i propri cari, ma fortunatamente non si tratta di nessuno della sua famiglia. C’è una donna, Giovanna Giraudo, ormai in fin di vita, che chiede urgentemente di parlare proprio con lui: il dottor Corino, dall’altra parte del filo, mostra segni di irritazione mentre intima al commissario di darsi una mossa. La Giraudo ha i minuti contati. Crema, accompagnato da Marco Quadrini, si tuffa nel freddo pungente della sera e a bordo della sua Grande Punto raggiunge velocemente il Mauriziano. Appena in tempo per raccogliere la rivelazione della donna morente. “Non è stato lui” riesce debolmente a pronunciare la Giraudo prima di esalare l’ultimo respiro. La donna si riferisce all’omicidio di sua figlia Sonia, una vecchia storia risalente al 24 giugno del 1990, che la cronaca aveva battezzato come “il delitto di Palazzo Nuovo”: la ragazza, studentessa in Lettere, era stata rinvenuta cadavere dentro l’ascensore del suddetto palazzo, dove quel giorno si era recata per un colloquio col relatore della sua tesi. Per quel delitto era stato accusato Luigi Merlino, all’epoca custode di Palazzo Nuovo, un ambiguo personaggio con precedenti per molestie sessuali; tuttavia l’uomo si era sempre proclamato innocente, spedendo per anni dal carcere numerose lettere alla madre di Sonia, che evidentemente, alla lunga aveva finito per credergli. Ma che senso avrebbe adesso riaprire il caso? Perché è proprio questo che la Giraudo aveva sperato convocando Crema al suo capezzale. E perché la donna aveva scelto proprio lui? Merlino ormai è morto e il signor Cerruti, il padre di Sonia, non ha nessuna voglia di riaprire vecchie e dolorose ferite. Crema in quel momento ha altre priorità in questura, per non parlare di sua moglie Maria, che in vista del Natale imminente reclama a gran voce il suo aiuto: regali, parenti, definizione del menu per il pranzo, tutte cose che, a dirla tutta, a lui non interessano affatto. La signora Giraudo, invece, ha colpito nel segno: benché la ragione suggerisca a Crema di non incaponirsi dietro ad una storia ormai logora, il tarlo comincia a farsi strada, portando alla scoperta di nuovi elementi e alla conoscenza di vecchi testimoni; uno, inaspettato, è Mario Bernardini, famoso critico cinematografico già grande amico e collaboratore del commissario in diverse indagini...

I mondiali di calcio, le felpe Americanino, le sfitinzie da conquistare: negli anni '90 Sergio Crema – personaggio nato dalla penna di Rocco Ballacchino e protagonista di buona parte dei suoi gialli – era un giovane spensierato che sognava, un giorno, di entrare in polizia; oggi, non senza una punta di nostalgia per i bei tempi andati, l’uomo si tuffa a capofitto nel passato per risolvere un intrigante cold case. Stavolta il commissario balla da solo: la sua squadra è quella ormai consolidata – il dotto Ansaldi, il silenzioso e prestante Marini, il gaffeur, nonché buon amico anche fuori questura, Marco Quadrini – ma nessuno dei membri sembra voler incoraggiare le sue ostinate ricerche, essendo già impegnati nell’indagine sull’omicidio di uno spacciatore avvenuto qualche giorno prima, indagine ufficiale sulla cui risoluzione preme l’affascinante magistrato Giulia Buonamico. Mentre le indagini scorrono parallele, la neve scende su Torino rendendo tutto più complicato, e vediamo Crema alle prese con le sue malcelate debolezze, le quali ce lo rendono alquanto simpatico: gli innumerevoli panini imbottiti col tonno e la conseguente pesantezza fisica, i sogni erotici irrealizzabili che lo vedono protagonista assieme alla Buonamico (molto divertente la scena in cui i due visionano assieme una videocassetta hard) il rapporto con la moglie Maria, santa di nome e di fatto, che un po’ lo sopporta e un po’ lo spedisce a dormire sul divano. Lo spettro del Natale incombe: mancano tredici giorni alla magica notte della vigilia e no, non sarà un Natale convenzionale per commissario e compagnia. Trama semplice ma interessante, stile asciutto e un buon ritmo: poco meno di duecento pagine che si leggono gradevolmente tutte d’un fiato, come suol dirsi.



 

 

 

 
 
 
 

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