Tredici modi di guardare

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Manhattan, mattina presto. Il giudice J. Mendelssohn ripercorre i suoi ricordi di professionista, marito e padre, subendo lo scherzo della memoria da anziano, che richiama nitidamente i sentimenti provati ma non le date in cui li si è vissuti, mentre la badante nella stanza accanto gli prepara la colazione: entrambi sono ignari che sarà l’ultima... Sandi Jewell è la protagonista di un racconto di fine anno che sta faticosamente vedendo la luce. Si trova in Afghanistan, imbraccia una Browning M-57 per consentire ai commilitoni maschi di festeggiare protetti nel loro cameratismo, mentre dall’altra parte del mondo la sua compagna Kimberlee e il loro figlio Joel fanno quel che possono per continuare la vita di sempre... A Galway Rebecca accudisce il figlio Tomas, autistico. Lo ha adottato a Vladivostok, a quel tempo stava ancora con Alan, credevano che ce l’avrebbero fatta, e invece. Tomas ama immergersi nel mare e Rebecca gli ha regalato una muta nuova, lui non sta nella pelle, quel regalo è un frammento di gioia nelle loro giornate così difficili. Un frammento che si rompe l’indomani, quando Rebecca si sveglia e non trova Tomas in casa, e la muta è scomparsa... Suor Beverly sta guardando il notiziario, quando si accorge di lui. È inquadrato in coda alle altre notizie, lo presentano come un uomo importante, un uomo di pace. Beverly lo riconosce dai lineamenti del viso: è l’uomo che tanti anni prima l’ha torturata. Molestata. Stuprata...

Come si guarda il passato? Che forma hanno le sue immagini? Ha un suono, un odore, una consistenza tattile, oppure la percezione sensoriale della memoria è solo un’illusione della mente? Ciò che ricordiamo è reale, così come è avvenuto, o solo uno dei modi possibili in cui abbiamo scelto di conservarlo? Colum McCann ha vissuto un episodio simile a quello che descrive per il giudice J. Mendelssohn. Potete trovarne un’ampia ricostruzione sul suo sito web. Era il 27 giugno 2014: quel giorno ha segnato una demarcazione profonda nel libro a cui stava lavorando. Anzitutto, la storia di Mendelssohn supera notevolmente in lunghezza le altre. Sembra di leggere un romanzo, finché la narrazione a un tratto si ferma e irrompe Sandi. Inoltre McCann racconta di aver lavorato molto sulle trame, dopo quel 27 giugno, quando il suo modo di guardare e ricordare era stato modificato. Quando ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire vivere quella certa cosa di cui fino a quel momento aveva scritto e basta. La nota dell’autore è in coda al libro, la si scopre solo dopo aver letto i racconti, quasi un colpo di scena, eppure offre una prospettiva di lettura molto diversa, perché la persona si sovrappone alla voce narrante e McCann si dona a noi nella sua complessità umana. Rivela anche una rinnovata capacità di provare empatia, verso i personaggi ma anche verso le persone reali che li hanno ispirati.



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