Trema la terra

Trema la terra
I terremoti disastrosi che hanno colpito l’Abruzzo nel 2009, la Sicilia nel 1990, l’Irpinia nel 1980 e il Friuli nel 1976 accomunano le esistenze di più persone. Ci sono tre bambine che interpretano fanciullescamente l’evento sismico che si è abbattuto sulle loro case. E poi due giovani: una studentessa che pensa al prossimo incontro amoroso con il suo amato, e un diciassettenne innamorato che viene lasciato dalla sua fidanzata. E ancora due omosessuali che iniziano la loro storia d’amore, e un ragazzo che è solo al mondo e lavora in un villaggio turistico. Quindi due ragazze madre che affrontano il rapporto con i propri figli in modo totalmente diverso l’una dall’altra. Poi tre coppie: in una, due anziani affrontano uniti la morte, e nelle altre, i mariti tradiscono le rispettive mogli. Dunque una donna e due uomini: lei, ipotetica moglie di un ipotetico ministro, osserva i terremotati con stucchevole pietà; loro, un clochard e un uomo perseguitato dai propri rimpianti, guardano al futuro vivendo giorno per giorno. E infine: quattro adulti che ricordano il terremoto vissuto quando erano ragazzi; tre sciacalli che compiono un’azione criminosa; sei amiche che osservano i ragazzi e commentano l’amore…
A dispetto del titolo, Trema la terra non è un saggio sul terremoto, né una raccolta di testimonianze di morte, ma un’antologia di racconti vivi in cui il terremoto è il filo che avvicina e collega frammenti di vita dei protagonisti. Sono diciotto brevissime storie ideate da altrettanti talentuosi narratori che hanno mostrato come i crampi intestini ed aspri della crosta terrestre, in comunione con i turbolenti ed imprevedibili maremoti dell’animo, riescono a far traballare la vita e la sua quotidianità. In ognuno di questi scritti, a scendere in campo è la gente comune, ad essere schierati sono sentimenti perfettamente imperfetti, ad essere rappresentati sono differenti e preziosissimi istanti di vita e ad essere acclamata è la vittoriosa sopravvivenza dell’energia vitale, uno spirito che si manifesta in “(…) sguardi trasversali, accigliati o ridenti, spaventati o stanchi (…)”, sguardi tutti diversi, ma tutti ugualmente privi di “patetismo” e autocommiserazione perché, seppure turbati dal presente, non si fermano e guardano al domani. Spolverate di sottile nitidezza, le parole hanno raccontato il crepuscolo (le difficoltà, la morte) per esaltare l’avvento dell’aurora (la ripresa, la vita). Bellissimi i racconti, ragguardevole la schiettezza dei contenuti, maiuscolo il riuscito elogio alla continuità della vita.

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