Tropico di Gallina

Tropico di Gallina
Autore: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Primi anni ’90. Siamo a Gallina, minuscolo borgo della val d’Orcia, incastonato tra le celebri biancane, qui dove c’è un cartello che indica il passaggio del 43esimo parallelo. Terra di viandanti, tra la Francigena e la Cassia, Gallina è epicentro di un evento a dir poco epocale: la finale del torneo di briscola e tresette XII memorial Don Bosco, molto di più di una semplice partita a carte, molto di più di un passatempo da circolino. Eh sì, perché a sfidarsi sono nientemeno che Nilo Visconti e Orlando Guerrini, gli ultimi discendenti di due famiglie rivali, un conflitto che affonda le radici nel tempo, tanto che quasi nessuno si rammenta più la causa scatenante. “Si trattava del Giudizio Universale che avrebbe separato, una volta per tutte, i buoni dai peccatori, i vincenti dai perdenti, i lestofanti dagli eroi: la famiglia dei Visconti da quella dei Guerrini”. A dividerli anche le fedi politiche, socialista craxiano in odor di berlusconismo il primo, comunista convinto e fervente il secondo. A unirli, loro malgrado, il matrimonio dei due figli: sì, i due sono consuoceri, nonostante gli odi dinastici. Era stato un vero colpo per Orlando sapere la sua Jole innamorata del figlio di Nilo, Vittorio. Ma purtroppo poco o nulla riuscì a fare per evitare l’unione nefasta. Come il padre, Vittorio lavora nella ditta di pompe funebri e si è candidato a sindaco all’imminente tornata elettorale tra le fila del “Partito”. Una sfida da non perdere per Orlando, che decide di provare a contendergli il ruolo di primo cittadino, candidandosi per Rifondazione Comunista. Ancora una volta, Visconti contro Guerrini: è con questo spirito che i due affrontano la finale del torneo di carte. Fa caldo, una mosca svolazza intorno al tavolino che li vede contrapposti, per poi dedicarsi a molestare un gambo di carciofo immerso in un bicchiere di Biancosarti. Ma un altro grande evento sta per sconvolgere Gallina. In lontananza, verso la Cassia, direzione San Quirico, si scorge una fila di camionette. Maestosa si innalza una bandiera rossa. E dall’abitacolo di uno dei mezzi si sporge un volto noto, un baffo entrato nella storia. Alla folla assiepata in piazza si ferma il fiato. Walterino detto il Picchio, che nella sua vita crede solo a due cose, il teorema di Pitagora e il socialismo come paradiso sulla terra, è fuori di sé dalla gioia. “È tornato Stalin! È tornata l’Unione Sovietica”, è il grido che si sente in lontananza, mentre Orlando avverte un forte formicolio al braccio e una strana sensazione…

“E così eccoli, uno davanti all’altro. Di qua i baffoni rassicuranti del Piccolo Padre, in uniforme militare, di là gli occhi del ragazzo dai capelli lunghi, due fulmini azzurri come il ghiaccio sul fiume Wishkah alle porte di Seattle. Stalin, l’enorme gattone affamato di kulaki e del sangue dei nemici del popolo, e Kurt Cobain, il menestrello rumoroso. Si guardarono qualche istante senza dirsi niente, aspettando che qualcosa accadesse, là fuori, e li riportasse ognuno dentro il proprio mondo”. Ci vuole una discreta dose di fantasia a immaginarsi il ritorno del sanguinario dittatore sovietico in un piccolo paese della provincia senese – che sì, esiste davvero, si chiama proprio Gallina e ci passa il 43esimo parallelo – e perfino il suo incontro con il frontman dei Nirvana, peraltro da poco deceduto. Fantasia ma anche una scrittura agile e divertente, che ci catapulta in un microcosmo fatto di toscanità e di storie di provincia, a volte surreali ma comunque decisamente genuine. Per quale astruso motivo l’Armata Rossa abbia fatto capolino a Gallina si scoprirà pagina dopo pagina, Kurt Cobain, invece, altro non è che un giovane rocker smilzo, biondo e bello come il cantante di Seattle, figlio di Anna, una donna che ha tanto sofferto e che ha un insolito dono, quello di parlare con i morti attraverso una radio scalcagnata, il personaggio forse più interessante dei tanti che compaiono nel romanzo. “Lei ammirava il silenzio dei campi di grano, ancora brillanti di verde come la schiena di una rana gigante; la sera ripensava alle scie di luce che cercava di afferrare da bambina, quando le lucciole si inseguivano ancora sopra i fossi asciugati dal caldo, e poi ascoltava una melodia proveniente dalla radio, prima che dalla profondità misteriosa di un mondo sconosciuto comparissero le sue voci magiche e terribili”. Tante vicende umane che si susseguono e che faranno sorridere, commuovere e anche, talvolta, sussultare grazie a qualche colpo di scena ben congegnato. Tropico di Gallina è il secondo romanzo di Mattia Nocchi, uscito per i tipi di Excogita editore e presentato in anteprima al Salone del libro di Torino. È inoltre l’opera di narrativa selezionata nel 2019 da MasterBook, Master di Specializzazione nei Mestieri dell’Editoria promosso da IULM in collaborazione con ExCogita.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER