Troppa felicità

Troppa felicità
Sof’ja Vasil’evna Kovalevskaja è la prima donna ad ottenere la cattedra di matematica presso l’Università di Stoccolma alla fine dell’Ottocento. La sua vita sentimentale è tormentata. Non sposerà l’uomo che ama e si dedicherà allo studio e alla sua grande passione: la letteratura. La Russia non l’accoglierà mai più e si spegnerà in Svezia. Nonostante le sofferenze, il dolore profondo per la perdita del marito – morto suicida – e per l’amore non ricambiato, nonostante le difficoltà di essere una donna pluripremiata e stimata nel mondo accademico, quello di fine Ottocento, composto esplosivamente da uomini, Sof’ja prima di morire riesce a pronunciare in un sussurro “Troppa felicità”. La vita – a dispetto delle mille salite, dei tormenti – è sempre splendida, sa sempre sorprenderci. Doree affronta un rapporto coniugale estremamente delicato: lei e suo marito si stanno allontanando come due pianeti con orbite diverse da dover tracciare. Non si può tornare indietro. O almeno lei non ci riesce. E lui, al culmine della sua rabbia, farà pagare ai loro tre figli i loro dissapori con un gesto che, a voler cercare parole per descriverlo, non riusciremmo a trovarne…
Sono solo due degli otto superbi racconti che Alice Munro ci regala in questa raccolta, Troppa felicità appunto, che prende il titolo dal racconto finale. Il racconto editorialmente continua ad essere ritenuto un genere minore, quasi una B-side che gli autori possono regalare ai lettori più affezionati. Alice Munro, che nella sua carriera vanta riconoscimenti importanti quali il Governor General’s Literary Award (che le è stato assegnato ben tre volte), il National Book Critics Circle Award e, nel 2009, il Man Booker International Prize, riesce a scherzarci su. In Troppa felicità scrive che l’autore dedito ai racconti è simile a “qualcuno che sta solo appeso ai cancelli della letteratura con la L maiuscola, anziché averli saldamente varcati”. La sua cifra stilistica è elegante e allo stesso tempo ironica, dolente e spensierata. L’autrice mette al centro della narrazione molto spesso le donne. Sono loro a scandagliare i meandri più profondi dell’animo umano, loro a riflettere su famiglie andate in pezzi come cristallo, banalità del male quotidiano che tutti quanti siamo costretti ad affrontare, complessi rapporti coniugali. Sono donne tormentate, fragili e sorridenti. Siamo tutte noi. E Alice Munro ha una tavolozza così vasta di colori da riuscire a cogliere ogni nostra minima sfumatura. Il dolore e la felicità non sono, forse, lo stesso lato dell’identica medaglia?

 

 

 

 
 
 
 
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