Troppe buone ragioni

Troppe buone ragioni
Genova, luglio 2011, un’estate calda ma non troppo. Un bambino viene rapito per strada, acciuffato da due individui sbucati rapidamente da un Ducato grigio, un colpo in testa alla giovane babysitter e via nel nulla. Il padre del piccolo non è uno qualunque, è Augusto Tasca Taschini, uno dei più rinomati chirurghi della città, ben inserito nella Genova ‘bene’. Il commissario Ferruccio Falsopepe comincia a indagare, portando alla luce particolari ben poco edificanti sulla condotta del chirurgo in questione, non nuovo a relazioni extraconiugali, la più lunga delle quali con Melissa, avvenente prostituta d’alto borgo. Nelle sue ricerche Falsopepe è aiutato dagli indizi scovati dal segugio Angelo Sapone, scafato giornalista di nera di Genovasera, con il quale ogni conversazione si trasforma in un do ut des proficuo per entrambi. Collabora, scoprendo elementi importanti quasi per caso, il suo vecchio amico Andrea Serravalle, librario appassionato di gialli con un debole per Simenon. A coordinare le indagini c’è invece un affascinante sostituto procuratore, la dottoressa Conti. Scoperte sconcertanti e colpi di scena si susseguiranno portando alla luce gli scandali nascosti e insabbiati di una meschina borghesia…
Mario Paternostro conosce Genova fin nella sua anima meno visibile, è al corrente dei segreti infognati nei misteriosi carrugi, come delle più profonde contraddizioni e degli aspetti più particolari. E non solo perché vi è nato e vi ha vissuto da sempre, ma perché qui ha portato avanti la sua carriera giornalistica, muovendo i suoi primi passi nella carta stampata, in importanti testate come Il Lavoro - ora diventato dorso genovese di Repubblica - il Giornale, il Secolo XIX per poi approdare alla televisione, settore in cui lavora tuttora, dirigendo l’emittente ligure Primocanale. Il romanzo procede con un andamento cronachistico volto a svelare piano piano elementi della vicenda alimentando pagina dopo pagina la curiosità del lettore. Nello stesso tempo però, in ogni minicapitolo, segnato da una data di riferimento e di lunghezza variabile da poche righe ad alcune pagine, l’autore da voce a un differente personaggio mettendo in luce punti di vista convergenti o in netto contrasto, dando rilievo a sensazioni, puntando l’occhio su dettagli a prima vista insignificanti ma che si potrebbero rivelare determinanti. La scrittura di Paternostro è semplice ma mai sciatta, priva di luoghi comuni, funziona sempre e con la sua linearità si dimostra azzeccata in ogni situazione, da quella più angosciante al momento invece più divertente. Troppe buone ragioni è un giallo ben fatto e appassionante ma anche un affresco colorato di una città, fatto da uno scrittore che, pur volendole immensamente bene, non esita a raccontarne storture e falsi moralismi. Da leggere tutto d’un fiato, in attesa che il commissario Falsopepe torni ad affrontare un altro caso.

 

 

 

 
 
 
 
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