Trump

Trump

Il 16 giugno 2015 Donald Trump, costruttore a tempo pieno e celebrità televisiva a tempo perso, decide di fare un grande annuncio, e per farlo non può scegliere posto migliore della sua Trump Tower, dorato quartier generale nel cuore di New York. L’annuncio è di quelli che fanno sorridere, quasi fosse l’ennesima trovata pubblicitaria per dare visibilità a un brand che fattura milioni di dollari in tutto il mondo: Donald Trump ha intenzione di correre per la presidenza degli Stati Uniti d’America per il Partito Repubblicano. Il tycoon non è nuovo a questi tentativi, tant’è che già ci provò nel 2000 con il Reform Party e nel 2012, sempre con i Repubblicani, ma il tutto si concluse con ritiro anticipato ed endorsement ai candidati d’apparato. Stavolta però le cose sembrano diverse, o almeno lo sono nella mente di The Donald, che immediatamente inizia a caricare a testa bassa contro l’establishment che ha impoverito e reso debole gli Stati Uniti e contro un’immigrazione selvaggia e fuori controllo, promettendo di fare di nuovo grande l’America. I media ironizzano, e in pochi prendono sul serio il magnate del mattone che vuole costruire un muro al confine con il Messico e farlo pagare ai messicani. Col tempo però le cose iniziano a cambiare e Trump acquista diritto di cittadinanza nei dibattiti televisivi delle Primarie Repubblicane, sostenuto da una porzione di America che vede in lui il riscatto dopo anni di progressismo selvaggio e conservatorismo all’acqua di rose. L’atteggiamento dei media cambia, passando da derisorio a denigratorio, ma nonostante ciò si è sempre convinti che questo rozzo gaffeur non potrà mai essere un candidato credibile, né per il proprio partito, né tantomeno per la lanciatissima Hillary Clinton, sostenuta, tra gli altri, dal presidente uscente Barack Obama. Eppure in Trump, sorta di Giano bifronte ci sono elementi sorprendenti che mai nessuno ha voluto approfondire, forse perché in contrasto con la fama di ricco white trash, incolto, arrogante e sessista…

Ci voleva un italiano per scrivere una biografia super partes su Donald Trump? Evidentemente sì, visto che le tante – troppe – biografie sul quarantacinquesimo Presidente americano si dividono in agiografie o saggi ai limiti della querela. Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del Tg1, ripete la fortunata operazione di circa tre anni fa, quando pubblicò Putin - Vita di uno Zar, biografia equilibrata e opportunamente documentata su uno dei personaggi più amati/odiati del pianeta, proprio come The Donald. Considerando che squadra che vince non si cambia, l’autore riprende il metodo adottato per il suo precedente lavoro, arricchendo l’opera di una vastissima bibliografia in modo da non lasciare mai senza fonte nessuna delle sue affermazioni. Oscillando tra passato e presente, il percorso narrativo va dal nonno del tycoon, quel Friedrich che lasciò la Germania per trovare fortuna al di là dell’Atlantico fino al presente, con i convulsi giorni dello scandalo Russiagate che non fa dormire sonni tranquilli né al vulcanico Presidente né ai suoi detrattori, sempre più ansiosi di trovare una prova regina che tarda ad arrivare. Nel mezzo, una saga familiare imbevuta di sogno americano, opportunità, luci, ombre, conoscenze giuste, successo e una campagna elettorale tra le più avvelenate e feroci di sempre e che ha visto il grezzo, inesperto e politicamente scorretto Trump prevalere inizialmente nelle primarie del partito repubblicano e poi sulla candidata democratica Hillary Clinton, vecchia volpe della politica e misurata in ogni occasione tranne nel definire i sostenitori di Trump deplorables, deplorevoli. Appassionante come un romanzo, il saggio di Sangiuliano coinvolge ed emoziona, indipendentemente da cosa si possa pensare di Trump, personaggio discusso e discutibile, ma vincente nel suo modo di essere un uomo, prima che un presidente, contro tutti.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER