Trump non è una fiction

Trump non è una fiction

Le serie televisive, narrazioni seriali che in questo momento riescono a far concorrenza persino ad Hollywood, hanno sempre più la capacità di raccontare la società in cui viviamo. Le serie tv più famose sono quelle americane diffuse capillarmente quasi in tutto il mondo. Moltissimi di noi sono “addicted” e trascorrono ore guardando le proprie serie preferite. Se pensiamo a serie tv come I Soprano che comincia ad essere messa in onda nel 1999 o The Wire del 2002, abbiamo già ben chiaro come ci sia in quegli anni una vera rivoluzione epocale dei protagonisti. Siamo lontani dalle narrazioni delle famiglie felici. Tony Soprano è un gangster italo-americano tormentato dalle decisioni che è costretto a prendere per mantenere saldo il suo impero e i poliziotti di The Wire sono pronti a scendere ad ogni compromesso pur di riuscire nel loro intento. Gli eroi a tutto tondo cominciano a cedere il posto agli antieroi: personaggi tragici in cui è evidente la disgregazione del “sogno americano”. L’11 settembre 2001 è poi il punto di svolta: le narrazioni cambieranno definitivamente. Possiamo pensare a Breaking Bad, serie tv creata da Vince Gilligan che va in onda dal 2008, in cui un mansueto docente di provincia diventa uno spietato spacciatore o Mad Men (serie tv ambientata negli anni ’50) in cui il protagonista Don Draper, pubblicitario di successo, è un uomo spezzato e tormentato mentre vede il mondo attorno a se cambiare irreversibilmente…

Anna Camaiti Hostert è studiosa e docente di filosofia e visual studies in Italia e negli Stati Uniti, vive tra le due sponde dell’Atlantico da tutta la vita. La sua è una visione quasi privilegiata perché fa parte di due mondi e due culture simili ma che presentano delle differenze. La sua decisione di compiere una dettagliata analisi delle serie tv per comprendere quanto la narrazione seriale sia riuscita ad anticipare i tempi della narrazione politica è un lavoro interessante e ci fornisce spunti di riflessione sulla società in cui siamo immersi. Partendo da I Soprano, passando per Breaking Bad fino ad arrivare a House of Cards o a Veep la società in cui le serie tv sono ambientate pare quasi precedere quella che sarà la realtà politica americana e mondiale. Prima della sua elezione, nessuno avrebbe scommesso su Donald Trump eppure la narrazione televisiva ci portava esattamente a quella conclusione. Non è impresa semplice tirare le fila di un discorso così complesso, analizzare la società statunitense, eppure Camaiti Hostert con estrema maestria ci mostra tutti gli indizi già presenti nelle serie tv. Il problema delle carceri in Orange is the New Black, quello dell’abuso di sostanze stupefacenti in Nurse Jakie, la difficoltà di essere transgender in Transparent, la vita nelle redazioni giornalistiche in The Newsroom, solo per citare alcuni esempi. Chi ama le serie tv, come me, trova spunti di riflessione interessantissimi che ci danno la possibilità di decodificare una buona fetta della società contemporanea. Trump non è una fiction è una lettura preziosa, densa, un saggio che apre una finestra sulla società statunitense (e su quella mondiale) partendo da un nuovo punto di vista: una possibilità da non lasciarsi sfuggire.



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