Tu non lo sai da dove vengo

Tu non lo sai da dove vengo

Un vecchio, alto, dinoccolato, tremante, con le mani alzate d’improvviso sbuca davanti al giovane alla guida della sua Clio, che per non investirlo è costretto bestemmiando a inchiodare. Il vecchio, non contento e incurante della frenata che per poco non lo ha ammazzato, circumnaviga l’utilitaria e si para davanti al guidatore dal lato del finestrino. Deve andare in via Canfora 91, dice. Non può aspettare. L’uomo alla guida ha fretta, è spaventato da quello che a prima vista ha tutta l’aria di essere un barbone fuori di testa, eppure stramaledicendo il vecchio e se stesso, senza sapere nemmeno lui come e soprattutto perché, lo fa salire in macchina. Il fetore che emana l’anziano è insopportabile, le sue frasi sconnesse, deve essere sicuramente matto e sopratutto nessuno dei due ha la più pallida idea di dove si trovi via Canfora. Iniziano così a girovagare per Catania tra vicoli, viuzze, sentieri, tangenziali, cimiteri, mentre il vecchio vaneggia, il giovane maledice quell’assurda giornata facendo incontri improbabili e impensabili, ribaltando ruoli e scoprendo inevitabilmente che in fondo la distanza tra due generazioni, tra due mondi apparentemente opposti, è in realtà molto meno labile di come possa apparire. Il tutto mentre la serata, come la vita, inesorabile incombe...

Un viaggio, un fuori programma inatteso per perdersi dentro se stessi, nei meandri della memoria, del presente, del passato, in una Catania piena di storia e mistero, aspra e malinconica, nera come il suo mare notturno, calda come il ventre materno e profetico dell’Etna, dove la storia volge. Un monologo onirico che sarebbe perfetto per il teatro, tratteggiato da una lingua che evolve come lo stato d’animo dei due opposti protagonisti: prima vernacolare, tormentata, poi via via aulica, meno aspra e più poetica. Una poesia on the road sull’esistenza, sulla gioventù, sulla vecchiaia, sulla pazzia, sulla solitudine, un testo assillante e nervoso denso di suggestioni ed emozioni, potente ed evocativo, seppur nella sua brevità. Tutto questo e non solo è il romanzo di Francesco Randazzo, drammaturgo e scrittore siciliano trapiantato a Roma, che giustamente alla fine lascia al lettore più dubbi che certezze. Perché in fondo, proprio come per il vecchio protagonista, nessuno - forse nemmeno noi - sa realmente da dove viene.



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