Tu più di chiunque altro

Tu più di chiunque altro
Avete una veranda in comune con un vicino, sposato, di cui vi siete innamorate. Bè, una volta, una sola volta, vi è data l’occasione di incontrarlo su quella veranda e parlarci, e proprio quella volta lui viene preso da un attacco di epilessia. Che fate? Urlate, chiamate i soccorsi, provate a rianimarlo? No, nemmeno per idea. Capita invece che vi addormentiate, per sognare che lui, lui che ora giace mezzo morto accanto a voi in realtà, vi stia sussurrando all’orecchio quanto bella e perfetta voi siate. E allo stesso modo diventa possibile dare lezioni di nuoto a un gruppo di ottantenni dotati però di grande grandissima immaginazione, sì perché non essendoci una piscina disponibile, le lezioni di nuoto si terranno nel salotto dell’istruttore. Basta trattenere il fiato sul serio, come quando si è sott’acqua...
E con la stessa lievità Miranda July riesce a raccontarci anche della epifania omosessuale di un “vecchio solo”, che non aveva mai amato nessuno, se non le “ragazzine” e che una sera, invitato a casa da un collega (Victor), che gli aveva promesso di presentargli la sua giovane sorella Blanca, finisce per ubriacarsi, prendere una pasticca di ecstasy e fare sesso con Victor. E via via che le pagine scorrono quasi ci si affeziona al procedere narrativo di Miranda July: tutto plausibile, all’inizio, descrizioni, atteggiamenti, situazioni. Poi però l’immaginazione naif e beffarda di Miranda prende il sopravvento e fa accadere qualcosa di straordinario, inusuale, impossibile da sostenere. Ma è solo questione di attimi: un gesto, un rumore, una parola non detta, una scommessa “se conto fino a 3…” e la nuova dimensione diventa all’improvviso possibile, anzi, questa nuova esistenza è quella “vera”. Eppure, i racconti che convincono di più sono quelli in cui la realtà a gomitate si riprende il suo spazio nella pagina: in racconti come quello dell’amore omosessuale disperato fra Pip e Gwen, o nella tensione emotiva di “Come raccontare le favole ai bambini”, dove le intricate dinamiche di una famiglia a tre (madre, padre e una babysitter speciale) fanno continuamente perdere di vista (anche a chi legge) quale sia il bene per la piccola e intelligentissima Lyon. Pubblicati su alcune delle riviste americane più in voga (The Paris Review, The New Yorker e l’immancabile McSweeney’s) questi racconti non sono che l’ennesimo mezzo con cui Miranda July espone la sua poliedrica creatività, che non perde occasione di essere acclamata: lungometraggi (lo ricordiamo in “Me and You and Everyone we know” Miranda scrive la sceneggiatura, dirige il film e interpreta la protagonista), installazioni di arte multimediale al Guggenheim, e infine racconti. Questa giovane, talentuosa autrice sceglie un modo delicato e buffo per raccontarci anche zone di penombra o di ombra assoluta, sceglie una copertina con disegni simili un cartone animato, ma nessun racconto mai è al riparo dal dolore, dalle paure, da amare riflessioni. Un buon sistema, per la scrittrice, per far nascere dubbi e scalzare certezze, certo. Finché non ci sarà autocompiacimento, finché durerà la spontaneità.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER