Tu salvati

Tu salvati
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Arianna Civardi è una liceale irreprensibile, ma quel giorno decide di marinare la scuola, ha un incisivo scheggiato - sua madre le ha tirato una sberla in macchina – e non vuole che Massimo si accorga della sua “finestra sbeccata”. Mentre percorre a passi incerti una stradina periferica, si ritrova testimone di un suicidio: una sagoma si lancia nel vuoto; nel lago di sangue ai suoi piedi riconosce il cranio fracassato di Galdina, sua compagna di classe. Gli insegnanti sono sconvolti, non del tutto sorpresi però: la ragazza era esasperata dagli scherzi crudeli dei compagni, l’ultima umiliazione, inflitta con tanto di votazioni e seggi elettorali, il titolo di Miss Cesso dell’anno. L’insegnante d’italiano, Bice, è forse la persona più turbata dalla vicenda, sente che avrebbe potuto salvarla, se fosse stata meno concentrata su quella nausea esistenziale che le ingrigisce i giorni rendendola estranea perfino al suo lavoro. Gli studenti, a parte blandi sensi di colpa nei più sensibili, appaiono indifferenti alla vicenda, presi dall’imminente gita scolastica a Parigi; Arianna, poi, è imprigionata in una bolla di desiderio per Massimo che la aliena dallo shock della tragedia. La vita sembra scivolare verso la routine, mentre sotto la superficie strisciano ricordi, interrogativi inquietanti che tolgono il sonno a Bice, Davide, alla anziana signora Carla, che fissa il proprio tempo attraverso i vetri dell’ospizio in cui è ricoverata, con l’angoscia di chi ha i minuti contati per liberarsi da un enorme peso…

Tu salvati di Paolo Valentino, ghostwriter e autore di libri per l’infanzia, è un romanzo sulla difficoltà di crescere che accomuna adolescenti e adulti; il disagio esistenziale dei personaggi è reso assai bene attraverso uno stile scorrevole, a tratti introspettivo, che ne delinea gli stati d’animo. La figura meglio riuscita è Bice: una donna nubile, disamorata della vita al punto da circoscrivere la propria esistenza nel perimetro che include la scuola e la casa di riposo dove si reca tutti i giorni a trovare la nonna. È il ritratto di una persona senza svaghi, senza passioni, senza sogni, rintanata nelle proprie abitudini, al riparo da quelle domande che non ha il coraggio di porre a Carla. Altrettanto ben riuscita è la giovane Arianna, colta all’apice dello sbandamento amoroso, con tanto di idealizzazioni adolescenziali e cantonate annesse. Intorno a loro e a Carla, la nonna di Bice appunto, ruotano figure minori, maschili. Gli uomini in questa storia sono assenti o brutali, o talmente indifesi da soccombere alla malizia altrui. Il romanzo si addentra in problematiche e dimensioni che travalicano i tempi, risultando attualissime, anche in un’epoca, parrebbe, dove non ci sono i social. Il testo racconta i primi turbamenti amorosi, la cattiveria ingenua ma ferale dei giovani verso i compagni non integrati, l’oscillazione tra il bene e il male, infine la solitudine, che riguarda tutti, come l’incomunicabilità e il bisogno di essere accettati. In definitiva un romanzo che lavora su archetipi narrativi in maniera non proprio originalissima ma credibile; con la pecca, secondo me, di forzare la trama alla necessità di ottenere una sorta di filo giallo a tutti i costi. Il personaggio di Davide e la storia annessa, ad esempio, dà l’idea di un’appendice a posteriori di cui si poteva fare a meno. Balza agli occhi una discrepanza tra la debolezza della trama in alcuni punti e la forza descrittiva, viceversa, nella rappresentazione interiore dei personaggi femminili. Senz’altro consigliato agli insegnanti che hanno smarrito l’entusiasmo.



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