Tu vipera gentile

Tu vipera gentile

Quante storie si intrecciano nelle sale di Palazzo Ducale, quando i Gonzaga stanno ormai perdendo il potere. Fatti d’amore e giochi di potere che passano sulle vite degli inconsapevoli protagonisti. È il 1627, il racconto è nelle carte del conte Tommaso Striggi, consigliere e storico di corte, nonché addetto alla cancelleria. Custode dell’inventario di ogni bene materiale, improvvisamente vede revocata dopo anni la totale fiducia concessagli dal duca Ferdinando. L’innesco cui si fa risalire la causa della decadenza è il seppellimento delle spoglie di Passerino Bonacolsi, con la cui morte per mano di Luigi Gonzaga, nel 1328, è iniziata l’ascesa della famiglia. Per volere dello stesso Luigi il corpo imbalsamato è rimasto in una teca all’interno del palazzo, pare che una profezia, leghi i fasti dei Gonzaga alla presenza del Passerino a palazzo… Susanna Gonzaga, figlia dei marchesi Barbara e Ludovico, promessa sposa a Galeazzo Maria Sforza, mostra inesorabile il segno che la “maledizione” di famiglia l’ha colpita, la gobba. Niente di strano all’epoca, ma sufficiente a far sì che il patto matrimoniale salti. Al suo posto Dorotea, la sorellina più piccola. Sono bambini quando si giurano amore lei e Galeazzo, ma pur non avendo alcun difetto, anche Dorotea sarà sacrificata ai giochi di palazzo… I versi di una ballata che descrivono lo stendardo dei Visconti, danno inizio all’ultimo più complesso racconto di questo trittico. Un racconto che si snoda dal 1200 fino alla metà del 1400, un ritratto di Milano e della sua Storia descritto con dovizia di particolari attraverso le vicende politiche, il succedersi di potenti e la vita di una città, il cui ritratto è rimasto uguale a se stesso: viva, ricca, allegra, elegante e colta…

Tre racconti compongono il libro, tutti legati dai nomi dei protagonisti: gli Sforza, i Visconti, i Gonzaga. Storie che Maria Villavecchia in Bellonci conosceva benissimo, non per studi specifici (non era una storica), ma per la passione che ha messo in tutta la sua vita nello studiare quel periodo storico, nel reperire e analizzare documenti storici da cui trarre ispirazione. Una donna straordinaria se vogliamo, che ha saputo utilizzare al meglio le opportunità che la vita le ha proposto (il matrimonio con il critico Bellonci è stato decisivo per la sua formazione intellettuale). “Inventrice” insieme al marito del Premio Strega, è stata una femminista ante litteram: i suoi romanzi storici, le biografie altro non sono che dei maestosi ritratti femminili. Ha analizzato le consuetudini di un’epoca, il Rinascimento, in cui la donna viveva una palese contraddizione: aveva ruoli decisivi in politica e negli affari di Stato e contemporaneamente era oggetto di scambio. Un grande talento, capace di regalare storie inventate inserendole in contesti storici reali. Lessi questo libro per la prima volta in adolescenza e ho sempre sostenuto che fosse una delle migliori letture mai fatte. A distanza di tanti anni, rileggendolo per Mangialibri, mi trovo a sostenere che ha ancora la stessa freschezza e lo stesso fascino.



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