Tuo fino alla morte

Tuo fino alla morte
Quando un ragazzino di otto anni bussa alla porta del suo ufficio, Varg capisce subito che quella non sarà la solita noiosa giornata di un investigatore privato sull'orlo del fallimento. Il bambino infatti si chiama Roar e non è lì per prendesi gioco di lui ma per offrirgli un lavoro: ritrovare la sua bicicletta. Una banda di bulli gliel'ha rubata e la tiene nascosta nel loro covo. Roar avrebbe potuto dirlo alla sua mamma (al suo papà no, perché i suoi genitori si sono separati e non vivono più insieme) ma ha preferito non farlo: qualche giorno prima la stessa banda aveva rubato la bicicletta ad un altro bambino e quando la mamma è andata a riprenderla i bulli l'hanno molestata e la donna è tornata a casa in lacrime. Varg viene condotto da Roar nel quartiere di periferia dove abita e gli indica da lontano la capanna che è il covo della banda. L'investigatore privato la raggiunge, ma quando sta per tornare indietro con la bici sopraggiunge la banda di adolescenti. Varg ha paura ma non lo dà a vedere e riesce ad andarsene facendo la voce grossa. Roar lo invita a casa per ringraziarlo e Varg fa la conoscenza di sua madre, la bellissima Wenche Andresen. I due prendono un caffè e promettono di rivedersi ma Varg sentirà di nuovo la voce di Wenche prima di quanto immagina. Qualche giorno dopo la banda rapisce Roar e questa volta non basterà fare la voce grossa...
Nei paesi scandinavi assassini ed efferati omicidi non sono spuntati tutti in questi ultimi anni. Tuo fino alla morte, pubblicato per la prima volta in Norvegia nel 1979, ritrae una periferia di Bergen al cui confronto Tor Bella Monaca, zona periferica di Roma, sembra Disneyland. Gunnar Staalesen, autore norvegese classe 1947, descrive una gioventù allo sbando che stride con l'idilliaco immaginario nordico di noi poveri europei del sud. La banda di bulli che ossessiona il piccolo Roar (e anche qualche adulto) riporta alla mente i ben più famosi adolescenti di Arancia meccanica nati dalla penna di Anthony Burgess quasi vent'anni prima. L'intera vicenda è raccontata tutta in prima persona dall'investigatore privato Varg Veum, che dovrà fare i conti anche con un omicidio. Il vero punto di forza del romanzo è infatti il suo protagonista, non per niente personaggio principale di molti altri libri polizieschi, tradotti in molti paesi del nord Europa e diventati persino una serie televisiva. Staalesen riesce a dare al suo personaggio una voce inconfondibile, caratterizzata da un'ironia e da un'autoironia che pervade tutto il libro. Varg è uno sfigato non immune all'autocommiserazione, ma per fortuna per lui (e per il lettore) il suo senso dell'ironia è sempre pronto a salvarlo. Varg non sopporta il freddo e la freddezza della gente, la sua profonda sensibilità lo porta verso gli altri e verso le storie che gli altri hanno da raccontare. L'intreccio noir è cucito su misura addosso a questo personaggio da Staalesen, che ama far soffrire il lettore lasciando aperta, alla fine di ogni capitolo, una domanda la cui risposta è da cercare – inevitabilmente – nel capitolo successivo. Il lettore, grazie anche a dei dialoghi ben calibrati e al ritmo veloce che pervade la scrittura, non può fare altro che lasciarsi andare e seguire con il fiato sospeso le disavventure di Varg. Forse anche perché, si dice, le periferie, in qualsiasi città del mondo, finiscono tutte con l'assomigliarsi.

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