Tutta colpa di Mick Jagger

Simon è un trentenne francese cresciuto lontano dall’affetto familiare; un ipersensibile che scivola giorno per giorno all’interno di un’esistenza non proprio invidiabile. Licenziato da un ristorante macrobiotico perché accusato del furto di una torta salata, tira a campare grazie al sussidio di disoccupazione e all’aiuto dell’amico Edouard. Le giornate scorrono elettriche tra feste a base di musica e consumo di "libanese" nella sperduta campagna parigina, visite a una madre sessantottina talmente “abbagliata” dai colori di quegli anni da accusare terribili emicranie provocate dalla testa di Mick Jagger che cerca di insediarsi nella sua e le sfuriate di Angelica, capace di rivelarsi al tempo stesso nell'ordine: compagna insopportabile, amante perfetta e folle bulimica distrutta dal ricordo del padre impiccato. Sarà sufficiente l’incontro con Lucile per rimettere ordine nella vita di Simon e dimenticare per sempre quel senso di solitudine e abbandono che lo accompagna sin dalla più tenera infanzia?
Cyril Montana anima la carta con parole colorate e vivide che colpiscono sin dalle prime righe grazie ad uno stile moderno e leggero che non ha paura di sperimentare. I capitoli oscillano dalla prima alla terza persona in quello che pare il movimento di un’altalena che oltrepassa l’animo: fuori, lontana, distaccata ma presente, la coscienza ritrae e svela i dettagli dell’infanzia di Simon; dentro, intimo, in presa diretta, un io vicino ma incompleto miscela le vicende dell’età adulta utilizzando una narrazione che ingloba dialoghi, pensieri, riflessioni e descrizioni senza soluzione di continuità. Il lettore viene attirato in un ordito a doppia trama abilmente tessuto, un intreccio dalla piacevole scorrevolezza. Ne risulta un libro particolare e ben riuscito che ha un solo difetto: finisce subito!

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