Tutta una bugia

Tutta una bugia

Il corpo e la vasca, ma forse ancora di più lo specchio dove guardarsi per ricordarsi meglio il proprio corpo, le mani, le gambe, i piedi, le unghie, un taglio sul pollice che ieri non c’era. I mutamenti e i ricordi, le visioni e le dimenticanze, l’immaginazione e la realtà. E sempre quello specchio per tracciare la mappa di un corpo... P. ha 53 anni e da vent’anni fa la postina nel suo paese, consegnando lettere e pacchi con il sidecar ereditato dal nonno. Solo se c’è la neve utilizza il fuoristrada del direttore dell’ufficio. Lei è la “postina Est”, così la chiamano, perché consegna la posta sul fronte est della montagna. E nonostante i pochi abitanti, c’è sempre molta posta... Un elicottero continua a girare. Probabilmente cercano qualcuno. Ogni tanto capita in quel quartiere dove ci sono molti garage sotterranei che costituiscono ottimi nascondigli per clandestini di qualsiasi genere... Nella valigia soltanto un maglione, due pantaloni, due maglie di cotone, le mutande (tutte quelle nel cassetto), le calze (idem). E poi qualcosa per l’igiene personale, per il trucco, contanti, carte di credito, un libro e il computer, certo, quello sì. Niente telefono e ancor meno l’automobile... Nello svegliarsi da un sogno, non sempre ci si ricorda di tutto, a volte nemmeno a grandi linee, figuriamoci i particolari. Eppure ci sono dei frammenti che restano indelebili anche con la luce del giorno: un volto, uno sguardo, un ricordo. E quel ciondolo d’argento con la pietra opaca rossa sembra essere il più adatto per quel ricordo che si è riacceso...

Il perché del riferimento iniziale, nella “nota dell’autrice”, a una fotografa come Sophie Calle diventa piuttosto chiaro strada facendo, pagina dopo pagina. Se l’artista francese si è fatta assumere come cameriera in un hotel per fotografare stanze, oggetti, valigie, ecc. la scrittrice “si fa postina” per stabilire su una cartina le relazioni tra paesani e tra questi e il resto del mondo. Sono otto le figure rappresentate negli otto racconti, otto donne ognuna con tratti e caratteristiche proprie, spesso strane, maniacali, profonde, curiose, incuranti e/o insofferenti verso coloro che hanno intorno. Di sicuro intriganti, al punto che un semplice racconto non basta per esaurire la nostra curiosità, si vorrebbe sapere di più, conoscere ulteriori dettagli di quelle vite, nuove situazioni... Che fine ha fatto poi la signora che non ritirava la posta? E il cane della stazione è sempre lì che aspetta? E la vecchia che restituiva la dignità ai giornali, senza distinguere tra argomento e importanza delle notizie? E quei ventuno biglietti con scritta, ciascuno, una parola a seconda della lettera dell’alfabeto corrispondente, a che cosa hanno portato, quali reazioni, quali pensieri, in coloro che li hanno ritrovati? Queste storie in comune hanno l’insonnia e le donne. Condividono tutte una qualche forma di dolore. Ma anche la vita di tutti i giorni, fatta di cibo, mestruazioni o panni stesi. I bambini vocianti che giocano o gli adulti vocianti che pettegolano; luoghi privati e pubblici, reali oppure onirici. Di certo mille suggestioni...



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