Tutte le volte che ho scritto ti amo

Tutte le volte che ho scritto ti amo
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Lara Jean Song ha 16 anni e una certa dimestichezza con le lettere d’amore, di quelle scritte a mano su carta da lettere apposita, rifinita e preziosa. Ne ha scritte cinque, ognuna indirizzata a un ragazzo del quale si è innamorata. In quelle lettere ha confessato al destinatario di turno cosa l’aveva attratta, che cosa l’aveva fatta invaghire ma anche il motivo per cui quell’innamoramento andava accantonato. Perché è a questo che servono le lettere scritte da Lara: ad archiviare un sentimento che mai si sarebbe potuto concretizzare. Non si tratta di lettere da spedire ma solo da ripiegare e conservare con cura nella cappelliera regalatale dalla madre (l’ultimo suo dono prima di morire). Vai a immaginare che un giorno, chissà come, chissà per mano di chi, quelle lettere sarebbero arrivate a destinazione creando un certo scompiglio e innescando una serie di eventi inaspettati tra i quali, nientemeno, gestire una finta relazione con il compagno di scuola Peter…

Nulla di nuovo sotto il sole: in Tutte le volte che ho scritto ti amo ci sono praticamente gli stessi elementi già al centro della trilogia di grande successo con cui Jenny Han si è fatta conoscere la scorsa estate (L’estate nei tuoi occhi, Non è estate senza di te, Per noi sarà sempre estate). Se però in quei romanzi tutto ruotava attorno al ménage a trois tra la protagonista Belly e i suoi due amici di infanzia, i fratelli Conrad e Jeremiah, in Tutte le volte che ti amo il triangolo sentimentale è quello che coinvolge Lara Jean, il finto fidanzato Peter e l’amore segreto della sua vita, Josh, che è anche l’ex fidanzato di Margot, sorella maggiore di Lara che della madre defunta fa in buona misura le veci (e qui si paleserebbe pure un secondo triangolo, a ben vedere, seppure di diversa natura). Inoltre le due protagoniste sono tutto sommato simili tra loro: ingenue, romantiche, spesso infantili, belle senza esserne consapevoli, alla ricerca di conferme su loro stesse che da sole non sanno darsi. A differenza di Belly, Lara Jean ha però maggiore spessore, una verve che ce la rende più simpatica. Tanto la prima risultava fastidiosa nel suo essere puerilmente ottusa, tanto la seconda intenerisce per come si sforza di non essere una bambolina in balia degli eventi e degli umori altrui, per come si impegna a emanciparsi da una visione che gli altri hanno di lei che non sente fedele alla sua vera essenza. Tutte le volte che ho scritto ti amo è come la torta che si prova a sfornare dopo un primo tentativo non proprio andato a buon fine. Gli ingredienti sono gli stessi, la procedura pure però quel pizzico di non so che in più l’ha resa migliore. Non è una torta perfetta ma è mangiabile e non ti stomaca al primo morso come quella del primo tentativo.



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