Tutti giù all'inferno - Anagnina che toglie i peccati del mondo

Tutti giù all'inferno - Anagnina che toglie i peccati del mondo

Quante storie si incrociano e si spintonano nei vagoni bollenti della metropolitana di Roma: una suora di origini contadine pensa con livore a una ragazzina slava ospite dell’istituto che dirige e decide di boicottarne l’affidamento; un ex tenente della Marina argentina ricorda i ‘bei’ tempi, quando era un torturatore di dissidenti, prima di rifugiarsi in Italia; un giudice medita con un filo – ma solo un filo – di rimpianto su una sua vecchia severa sentenza non proprio impeccabile; un funzionario della Provincia di Roma, Ufficio Gare e Appalti, si autodenuncia dopo anni di tangenti e collusione con un palazzinaro senza scrupoli; una diva delle fiction tv è travolta dall’horror vacui della sua vita basata su valori assurdi; un ex deportato nei lager nazisti si deve sorbire le metafore sui forni di qualche passeggero accaldato; un uomo sgomento deve sopportare gli sproloqui di un libraio che parla solo citando titoli di classici letterari; una ragazza tossica e anoressica deve confrontarsi con una madre sempretruccatasempreperfettasempreaffettuosa; un’impiegata delle Poste, dopo anni di lavoro allo sportello, cova un odio viscerale per l’umanità; il senso civico encomiabile del testimone di un sinistro stradale mette in crisi la fragile moralità di un uomo qualsiasi; un marito annoiato guida la moglie nelle braccia di un altro ma poi si accorge troppo tardi che la cosa gli fa male; il nipote di un partigiano vota AN per ribellione ma poi se ne pente; un contadino ligure porta campioni dei suoi prodotti sottolio a un grossista slow-food...
Per i non romani: l'Anagnina del titolo è uno dei due capolinea della Linea A della metropolitana. Progettata nel 1959, costruita dal 1964 al 1980 con stop-and-go e ripensamenti kafkiani - celebrati persino da Federico Fellini nell’episodio migliore del suo “Roma” - (la tratta Anagnina-Ottaviano) e dal 1976 al 2000 con molte interruzioni (la tratta Ottaviano-Battistini), la Linea A è famigerata tra i pendolari romani per il microclima da giungla del Borneo. Aria immota e puzzolente di ferrovia, umidità e temperatura pazzesche tutto l’anno, che nelle terrificanti estati dell’era ‘global warming’ trasformano i vagoni sgarrupati e strapieni in un incubo di turiste giapponesi semisvenute, anziani boccheggianti, ciccioni sudati con l’ascella-killer e viaggiatori abituali momentaneamente (forse purtroppo) trasformati in rivoluzionari bombaroli disposti a tutto per rovesciare lo status quo. In questo Inferno, un gruppo di scrittori italiani tra i più sensibili coordinati da Monica Mazzitelli de iQuindici, l’identità multipla di lettori/recensori spin-off della Wu Ming Foundation, ambientano 27 canti/racconti/frammenti, tanti quante le stazioni della metropolitana, inframezzati da 6 monologhi di un ‘matto’, Occhidibrà - che da perfetto fool shakespeariano dice quello che nessuno dice ma nessuno può negare - e seguiti da 1 bonus-track che fa da perfetto epilogo. Alienazione urbana, solitudini a confronto, logorio della vita moderna, come direbbe il manuale del perfetto citazionista pop. I gioielli: “Con perfetta osservanza”, “Quattro scatti”, “Scusa”, ma la qualità complessiva, fatta salva la prevedibile eterogeneicità, è alta. Una galleria di piccole miserie cittadine talmente emozionanti - ognuna a suo modo – che per un bel po’ non ci si potrà guardare riflessi nei finestrini della metropolitana senza provare un brivido dentro. E correrti incontro, etc etc.

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