Tutti gli altri

Tutti gli altri
Il lettone dei grandi in cui con i cugini Elisa e Matteo nei giorni di festa lei amava raccontare storie fino a quando “[…] i campi là fuori si riempivano di spiriti”, che Elisa di prendere sonno in quei sabati proprio non ne voleva sapere. La spiaggia d'estate dove lo zio Cipriano raccontava dei pesciolini colorati che adoravano i piedi dei bambini e lei divertita e spaventata si attardava ad entrare in acqua, fingendo di non aver voglia di bagnarsi. Quella stessa spiaggia dove il giorno del ritrovamento della medusa gigante morta, quei due bambini venuti chissà da dove avevano dato dello “spastico” al suo amico Simone, quello con l'apparecchio per l'udito e lei per la prima volta aveva compreso il significato della morte. L'estate dei vent'anni, intorpidita dal calore della notte selvaggia in tenda con Tony, vagabondo di strada, mentre la festa all'esterno impazza tra jambé assordanti che mischiano alcol e sudore di una giovinezza ebbra e scintillante. L'amore tossico per Akela, l'angelo maledetto a cui immolare tutta se stessa e il suo frutto proibito da estirpare. E poi ripartire. Andare...
Francesca Matteoni, ennesima scommessa vinta della scuderia di Vanni Santoni per la collana di narrativa della Tunué, mette in scena una storia di formazione talmente emozionante nella prosa da lasciare delusi, ma solo per la brevità del suo testo. Francesca - protagonista e alter ego della scrittrice e poetessa - osserva il mondo e se stessa con gli occhi e lo stupore di chi la vita ha deciso di tatuarsela sulla pelle, un pezzo alla volta, un'esperienza alla volta, come se quegli occhi da bambina non fossero mai divenuti adulti. Con una prosa ora delicata ora forte e tagliente come un bisturi, la scrittrice pistoiese dipinge un acquarello in cui la poesia si mette al servizio della prosa ricamando frasi e periodi che sembrano seta, ma mai dando l'impressione di deragliare o addolcire troppo. Un mosaico di cartoline, frammenti, ricordi che attraversano e accompagnano la formazione della protagonista nel suo cammino fuori e dentro il mondo che sa di buono e genuino, di passione e inebriante, infinita malinconia.

 

 

 

 
 
 
 
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