Tutti i banchi sono uguali

Tutti i banchi sono uguali

Tanto è stato scritto sulla scuola. Sembra che tutti abbiano qualcosa da dire e da ridire: tutti hanno fatto esperienza di scuola, hanno vissuto momenti dolci e amari tra i banchi. Eppure non sono tante le riflessioni serie e profonde sui principi che ispirano la scuola. Gli articoli 3 e 34 della Costituzione dicono a chiare lettere che la scuola dovrebbe promuovere l’uguaglianza. Eppure non tutti hanno le stesse opportunità e l’articolo 34 della Costituzione risulta continuamente disatteso. E allora non possiamo eludere la domanda di fondo: come avvicinare alla conoscenza coloro che non le sono già familiari? Ripartire da questa questione vuol dire, necessariamente, riprendere il pensiero di don Milani per scoprire che la scuola italiana è rimasta classista. Oggi, ancora più di ieri, la scuola non è capace di ridurre il divario tra le classi sociali e, talora, ne accentua le differenze. Le riforme scolastiche, completamente slegate da una visione futura della società, non hanno fatto altro che sostenere e promuovere il concetto valutazione premiale, che crea differenze incolmabili. Differenze che appaiono ancora più preoccupanti se si confrontano con i dati europei. In una scuola che si disinteressa di chi resta indietro le lezioni private si rivelano essere l’unico modo che gli alunni hanno per recuperare. Nonché l’unico modo per i docenti di aggiornare il loro stipendio, legato ad un CCNL bloccato da troppi anni…

La scuola è diventata competitiva (per gli alunni come per gli insegnanti) ma Christian Raimo, insegnante, scrittore e giornalista, non si rassegna a questa visione. Il saggio affronta, in una visione sistemica, più aspetti della stessa questione: la scelta della scuola superiore, la mole di compiti a casa (chi ha più strumenti a disposizione riesce sicuramente meglio), il voto che non lascia spazio ad altre dimensione e situazioni, l’alternanza scuola-lavoro che si fonda sull’idea che la scuola sia a servizio del mercato del lavoro. Con uno stile asciutto ed incisivo, ricco di dati, di citazioni e di riferimenti, il saggio affronta con coraggio e senza esclusione di colpi un tema ormai (volutamente) dimenticato: la necessità di una pedagogia dell’uguaglianza. Tante le domande così come tante sono le prospettive, sia dal punto di vista storico, che pedagogico che sociale. Raimo, con competenza, completezza e chiarezza, non si limita, però, ad evidenziare le (tante) criticità, soprattutto della riforma della “buona scuola”. Essenziali le soluzioni individuate: più tempo e più risorse al recupero, più investimenti, interventi mirati sono strade obbligate da percorrere se vogliamo davvero una scuola che non lasci indietro nessuno. Una scuola che non si limiti ad insegnare ad adattarsi ad una società esistente, ma che educhi ad immaginarne una completamente nuova.



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