Tutti i giorni sono dispari

Tutti i giorni sono dispari
Il padre di Hazrat Safari ha un solo paio di scarpe, dieci figlie che chiama “i suoi dispiaceri” e un figlio, Karim. Decide allora di sposarsi di nuovo, ed è in quella nuova famiglia che nasce Hazrat. A cinque anni ha già tre cicatrici sul viso per colpa di una zanzara. Karim nel frattempo è diventato un soldato e ha voglia di andare a vivere in città, senza seguire le orme del padre, rifiutando di continuare il suo lavoro. Ma la città non è benevola con lui e allora Karim ritorna dal padre in cerca di aiuto. Al rifiuto opposto dal padre, il figlio lo fa maledire da un imam e poco tempo dopo la violenza si abbatte implacabile sulla famiglia. Il padre uccide due dei figli, la moglie e Hazrat solo per un soffio riesce a rimanere illeso. Dal momento che anche il fratello Karim lo vorrebbe vedere morto, non gli resta che fuggire lontano, alla ricerca di un lavoro e di una vita, lontano dall’Afghanistan...
È una storia vera questa, raccontata per la prima volta sotto forma di articolo da Niccolò Zancan sulle colonne de “La Stampa”. Novanta righe che nel corso della settimana hanno fatto scaturire ben tre proposte editoriali. La storia della fuga di un ragazzino che per migliaia di chilometri attraversa clandestinamente diversi confini, dall’Afghanistan all’Iran, dalla Turchia alla Bulgaria, dalla Grecia all’Italia, sfuggendo a chi lo voleva trasformare in un kamikaze, correndo insieme ai trafficanti di droga, lasciandosi alle spalle le macerie di una famiglia, andando verso un futuro che non ha volto, obbedendo unicamente a quell’istinto che gli dice di andare avanti senza voltarsi. Una storia drammatica, raccontata con poesia da un autore abituato ad una prosa in punta di penna, un libro appassionante, una storia con un lieto fine per nulla scontato.

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