Tutti i poveri devono morire

Tutti i poveri devono morire
Caccia alla volpe con i giovani precari dei call center. Nel senso che i precari fanno la parte della volpe. Eccola lì, Lila, che scappa nel prato curatissimo. Ha appena visto il corpo senza vita del suo collega Peter, mangiato dai cani. La fine è vicina anche per lei. Quattro uomini a cavallo emergono dalla boscaglia, sono vestiti da Teletubbies. Quello che chiamano Uomo Nero scende tranquillo da cavallo e punta la sua vecchia pistola contro Lila. Ma qualcosa di imprevisto sta per succedere. L’uomo ha riconosciuto la ragazza: la giovane a cui sta per sparare, una delle ultime rimaste in vita in questa giornata di svago e divertimento, è sua figlia. Non può ucciderla. Uomo Nero piagnucola, chiede di contravvenire alle regole del Cenacolo, ma sa che è impossibile. Ciò che ignora è che il Cenacolo ha reclutato sua figlia per farlo fuori. Uomo Nero deve morire perché è diventato povero, mentre la figlia, grazie a un matrimonio fortunato, adesso è ricca. Come può uccidere il padre? “L’odio, la solitudine e la sofferenza corrodono, Uomo Nero. Era già nostra prima che la incontrassimo” . Benvenuti nell’inquietante mondo della Setta degli Assassini, un’organizzazione nata in Medio Oriente nell’Ottavo secolo e, successivamente, col nome di Cenacolo, radicatasi in Europa. Il Cenacolo si fonda sulla seguente regola: i suoi membri devono uccidere esseri umani che appartengano a ceti inferiori al proprio, tutto ciò per evitare che nel mondo prevalgano i deboli anziché i forti. Una fitta rete di complicità, anche ad altissimo livello, garantisce l’impunità ai membri, purché lascino dei segni inequivocabili sulla scena del delitto, in modo da comunicare agli inquirenti che si tratta di un “lavoro” del Cenacolo. Ad esempio deve essere lasciato un libro da cui è stata strappata la pagina 5, inoltre la scientifica dovrà trovare una macchia di sangue a forma del Teletubby viola Twinky Winky. Ma la cosa più importante di tutte è che la vittima abbia un reddito più basso dell’assassino, altrimenti sono guai. Ne sa qualcosa Victor, che ha fatto fuori una fricchettona spagnola ignorando che fosse, in realtà, una ricchissima gallerista…
L’impianto noir e cospiratorio del romanzo assume tratti di comicità spinta quando Judy, l’ignara e un po’ svampita moglie di Victor, vuole trovare a tutti i costi il responsabile della morte del marito. La vedova borghese e un poco frigida, verrà lentamente risucchiata dalle maglie del Cenacolo, con esiti inimmaginabili per se stessa ma anche per il lettore. Prendete gli sceneggiatori dei Simpson, uniteli a Lars Von Trier, Takeshi Kitano e ai fratelli Cohen, drogate tutti quanti a dovere e rinchiudeteli in una stanza dalle pareti color rosso sangue. Ecco, quello che tirerebbero fuori potrebbe essere una storia tipo quella di Tutti i poveri devono morire, un po’ cartoon splatter, un po’ hard boiled intelligente, un po’ fumetto undergound imbevuto di sana critica sociale. L’abilità dell’autore è stata quella di frullare tutti assieme questi ingredienti e ottenere un cocktail micidiale di sangue, azione, battute fulminanti e, persino, inattesi momenti di assoluta e surreale poesia. Giovanni Di Iacovo è un pescarese che ha pubblicato racconti in varie antologie e si è aggiudicato il premio De Lollis con il suo romanzo d’esordio Sushi bar Sarajevo, uscito nel 2006. Uno scrittore che siamo curiosi di continuare a leggere, sicuri che – sotto le iperboliche trovate narrative sparate a ripetizione come i fuochi d’artificio in una sagra d’estate – si nasconda uno degli autori più talentuosi fra i giovani romanzieri italiani.

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