Tutti i russi amano le betulle

Tutti i russi amano le betulle

“L’odio non era un fatto personale, ma strutturale. Le persone non avevano più un volto, degli occhi, un nome e un lavoro: erano diventati azeri, armeni, russi e georgiani. Persone che si conoscevano da una vita, dimenticavano tutto ciò che sapevano le une delle altre.” Maša è nata in Azerbaigian, appena adolescente è costretta alla fuga in Germania con la sua famiglia a causa delle persecuzioni durante la guerra del Nagorno Karabakh, quando nel 1990 l’Azerbaigian cerca di rendersi autonomo dallo stato sovietico. La nuova vita è dura, le differenze linguistiche e culturali mortificanti, ma l’orgoglio porta Maša a migliorare la sua condizione: impara più lingue, raggiunge risultati eccellenti e progetta il suo futuro. L’Università, i corsi di perfezionamento, la volontà di entrare come interprete all’Onu, l’amore per Elias. Il passato è una costante ma il futuro è pronto a dare quel riscatto necessario per pareggiare i conti. Quel futuro che nonostante sforzi e pianificazioni prende nostro malgrado percorsi inaspettati...

Olga Grjasnowa è nata a Baku nel 1984 da una famiglia russa di religione ebraica. In questo libro ha trasposto quanto ha vissuto: sangue, dolore e immagini che solo i profughi e gli emarginati vittime di scontri etnici e religiosi possono comprendere. Grazie alle parole con cui ci ha raccontato di Maša parte di quegli eventi storici e dell’orrore che hanno marchiato gli sfollati ci sfiora. Abbandonare la propria casa, svendere ciò che si possiede, cercare di mettere radice in un paese che non ti accetta e per cui sei un peso, il razzismo, il pregiudizio, la competitività che ti anima per dimostrare di non essere uno scarto sociale: “Ho detto loro che odiare gli ebrei è sbagliato. Che non si può fare di ogni erba un fascio. Erano dei bambini. Sei, sette anni o giù di lì. Ho spiegato che non è colpa degli ebrei. Gli israeliani sì, possono tranquillamente odiarli.” Odio e disprezzo sono una costante, non c’è popolo che non ne odi un altro e per le ragioni più varie. L’odio è fisiologico. L’odio è dannatamente umano.



 

 

 
 
 
 

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