Tutti primi sul traguardo del mio cuore

Il passaggio del Giro d’Italia per un bambino ha qualcosa di speciale. Fabio si sta annoiando a scuola quel giorno in cui arriva lo zio e lo porta a vedere i ciclisti. Anche la maestra avrebbe fatto lo stesso, ma lo zio ha un posto speciale per vedere il passaggio della corsa, in un curvone prima del viale a mare. E poi, ecco che si materializzano mille moto della polizia, le sirene e le urla “Fare spazio!”, la carovana delle auto pubblicitarie che lancia portachiavi, magliette, cioccolatini. Lo zio acchiappa al volo un cappellino con una scritta pubblicitaria e lo mette in testa a Fabio. Deve tenerselo forte e ben calzato, perché in quel momento dalla strada si alza il vento magico sollevato dal passaggio del gruppo... Un evento che arriva dritto al cuore, tanto che è quasi normale per un bambino affermare: “Io da grande farò il Giro d’Italia”. La vita poi ti porta altrove, ma a volte riesce anche a sorprenderti. È stato così che nel 2013 il “Corriere della Sera” chiama Fabio e gli chiede di partire subito dietro la corsa: Napoli, la Calabria, la Puglia e poi su, su, fino alle Dolomiti. No, non può, ha mille impegni... ma non riesce a dire di no a quella proposta e anzi vorrebbe anche chiamare lo zio, se fosse ancora su questa terra, per dirgli che finalmente farà il Giro. Si immagina anche un colloquio con quello zio che a dodici anni gli regalò la sua prima bicicletta da corsa perché di sicuro avrebbe voluto sapere la squadra per la quale partecipava al Giro e rispondendo che sarebbe andato con il “Corriere della Sera”, di certo gli avrebbe detto: “Ma che squadra è?”...

Le emozioni che proviamo da bambini restano lì, intatte, anche quando sembra che non ce le ricordiamo più, una volta diventati adulti. Eppure sono bastate le primissime pagine del libro di Fabio Genovese per ritrovarne moltissime di quelle legate al Giro d’Italia. È tenerissimo il modo che ha l’autore di parlarne: con delicatezza, quasi per non sciuparne i ricordi indelebili. La vita lo ha sorpreso profondamente: voleva fare il Giro e lo fa, anche se non da ciclista, ma da giornalista, pur se, comunque, con quello stesso senso della scoperta, della sorpresa che ha avuto da bambino e che ha conservato in fondo al cuore, con ironia, con curiosità, chiedendosi, nel momento di fare la valigia se era il caso di portare costume e giacca a vento (il suo giro va da Napoli fino in cima alle Dolomiti), se è il caso di portarsi 24 paia di mutande, perché come diceva la nonna, qualsiasi cosa succeda, abbia sempre la biancheria in ordine... Sono uscite divertenti e al tempo stesso rendono perfettamente l’idea di quello spirito di fanciullo con cui ha seguito questa avventura. A tratti divertente, curioso nel suo lavoro di giornalista che intervista anche il ciclista cinese, il libro è un inno d’amore al Giro d’Italia, al ciclismo, a qualcosa che ti rimane sotto la pelle e che non va più via; è un racconto del Giro del 2013 fin nei suoi più piccoli particolari, riportati o meno nelle cronache sportive per il “Corriere della Sera”; è una carrellata di volti e personaggi, di ieri e di oggi, tutti con le proprie caratteristiche, forza e debolezza insieme. E quasi, dopo questa lettura, il ciclismo ci piace di più!

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER