Tutto cambia

Tutto cambia
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Giugno 1956. La guerra è un ricordo ormai lontano. Rachel è a Home Place, nella tenuta della sua famiglia, i Cazalet. La Duchessa, la madre, è gravemente malata. La sua morte arriva, ormai attesa, come un soffio, addormentandola senza sofferenza. Sid, un’insegnante di violino, è ormai da tempo la sua compagna di vita. E finalmente tra di loro le cose si sono fatte più chiare e per entrambe è ormai semplice chiamare amore il sentimento che le lega. Sono felici anche se Sid comincia a avere malesseri e una salute non più stabile. Ma Rachel da sempre è dedita a accudire gli altri e ad avere ogni premura per il loro bene e con piacere e affetto ora si occupa anche di lei. I suoi fratelli gestiscono la ditta di legnami di proprietà della famiglia con non poche difficoltà, Hugh e Edward da sempre mentre da poco anche Rupert, più artistoide e meno dotato di spirito imprenditoriale. Tutti e tre sono sposati in seconde nozze, in modo diverso stanno trovando o ritrovando la felicità coniugale. Non semplice il rapporto di Diana, moglie di Edward, con il resto della famiglia, a causa di un carattere difficile e bizzoso. Molteplici i tentativi di Rachel di instaurare relazioni positive, ma anche per la sua bontà d’animo sembra un’ardua impresa. Nel contempo Villy, la prima moglie di Edward, cerca di rifarsi una vita dopo l’abbandono, lottando quotidianamente contro una triste solitudine e ripensamenti su ciò che è stato e sarebbe potuto essere. Le terze generazioni della famiglia sono cresciute, solo in parte forse realizzate. Le due cugine Polly e Clary sono sposate con figli, ritmi di vita che non è semplice conciliare con ambizioni lavorative e passioni mai sopite. Specie nel caso di Clary e della sua vocazione letteraria che non si è mai spenta ma che non riesce a coltivare come avrebbe sperato. Louise sembra essere invece insofferente a ogni legame duraturo invece; si rifugia in una storia con un uomo sposato che però le dedica attenzioni unicamente nei ritagli di tempo dalla sua vita matrimoniale. Nel frattempo incombe una grossa crisi sull’azienda che farà ripensare in toto la gestione dei beni di famiglia e cambierà non poco le esistenze di tutti i componenti della famiglia Cazalet...

Tutto cambia, è proprio il caso di dirlo. Cambia il ritmo della narrazione, cambia l’evolversi delle storie, cambiano le atmosfere. Ma soprattutto tutto finisce. Ed è un colpo al cuore per chi si è fatto coinvolgere fin dall’inizio dalla saga dei Cazalet, geniale invenzione della capacissima scrittrice Elizabeth Jane Howard. Una riscoperta che ha generato non pochi adepti e un successo assolutamente meritato. Quest’ultimo capitolo della saga è forse quello più avvincente. I tempi a volte dilatati che si trovavano in quelli precedenti si tramutano in un andirivieni vorticoso tra le vite dei vari personaggi, un riannodare i fili tra vicende che si ricompongono e nuovi colpi di scena. Una saga appassionante e fatta di personaggi memorabili, ognuno con le sue contraddizioni, tutte di una modernità pazzesca per quanto collocati in una dimensione temporale lontana dalla nostra e in un ceto sociale ben definito, l’alta borghesia inglese del primo Novecento. Spiccano i ritratti femminili, Clary con il suo talento e la sua cronica sfiducia in sé stessa, Louise e la sua incapacità di legarsi a qualcuno, Rachel e Sid e il coraggio di ammettere che un sentimento così difficile da accettare è invece tremendamente reale; le seconde mogli di Edward e Hugh, Diana, un concentrato di tracotanza e antipatia e al contrario Jemima, infaticabile e devota. Ma no, attenzione. Non è un romanzo al femminile. Magistrali sono anche i personaggi maschili che raggiungono il culmine della loro descrizione in questa ultima tappa. Edward, amante delle donne e della bella vita, ora lo vediamo ripiegato su sé stesso e sulle scelte sbagliate, vittima della sua troppa sicurezza. Hugh e la sua saggezza, non più granitica come un tempo. Rupert, apparentemente quello più fragile ma a cui entrambi si rivolgono per chiedere aiuto. E poi Home Place, la dimora. Un luogo quasi leggendario in cui ogni storia trova il suo esito e la sua risposta, la sede di un ultimo Natale tutti assieme. Mai faticosa ma di sicuro più lenta, quasi sfumata a volte, la narrazione a cui i lettori erano soliti lascia il passo a un ritmo più rapido. E così le 600 pagine di questo volume vanno via velocemente, quasi troppo, essendo l’ultimo appuntamento con i Cazalet.



 

 

 

 
 
 
 

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