Tutto chiede salvezza

Giugno 1994. L’odore di bruciato investe le narici di Daniele. Accanto a sé vede un uomo allucinato, sporco e secco, con un accendino in mano. Qualcuno strilla con voce acuta e chiede aiuto. In soccorso arriva Pino, l’infermiere tutto pancia del reparto in cui Daniele è stato ricoverato in seguito alla richiesta di TSO. Pino strappa l’accendino dalla mano di Madonnina, l’inerme piromane che somiglia a San Francesco, e si sincera che il cuoio capelluto del paziente offeso non abbia subito danni permanenti. Daniele, restituito alla realtà, si ricorda della sera precedente, del padre steso come morto sul pavimento e del perché si trova in quella stanza d’ospedale. Pino gli mostra gli ambienti in cui potrà muoversi: la stanza, il corridoio, la saletta con la televisione. Oltre la porta ci sono “i cattivi”, i matti pericolosi, con cui è meglio non averci a che fare. Nel suo reparto sono ricoverate altre quattro persone: Mario, un maestro di scuola elementare sulla sessantina, identico a Brian May, il chitarrista dei Queen; Gianluca, un uomo sui quarant’anni, molto effeminato e che si riferisce a se stesso usando il femminile; Alessandro, un ragazzo catatonico che fissa imperterrito un punto al di sopra della testa del nuovo arrivato; e Madonnina, di cui non si sa nulla e che non fa che ripetere la sua preghiera alla Madonna. Daniele non fa in tempo a guardarsi in torno che viene chiamato da Pino: il dottor Mancini, un omone dal collo taurino e poco incline all’ascolto, lo sta aspettando nel suo studio. Il dottore, durante il colloquio, non gli rivolge uno sguardo diretto e sembra incapace di provare emozioni…

Tutto chiede salvezza è il secondo romanzo di Daniele Mencarelli, che dopo una lunga carriera nella poesia (la sua prima raccolta, I giorni condivisi, è stata pubblicata nel 2001 da La nuova agape) ha fatto il suo esordio nella narrativa con La casa degli sguardi (Mondadori, 2018). In questo libro, Mencarelli sviscera con grande acume e capacità la condizione esistenziale di tutti coloro che vengono bollati come “matti” dalla società contemporanea. Se è vero che i manicomi sono stati definitivamente chiusi con la Legge Basaglia del 1978, c’è ancora un pregiudizio diffuso tra coloro che hanno a che fare, giorno dopo giorno, con pazienti affetti da malattie mentali. Emarginati, ostracizzati, incompresi dai parenti, dai medici e dagli amici: l’universo umano che Mencarelli descrive è uno spazio di tentativi falliti da parte della scienza di dare una risposta univoca a una serie di comportamenti mentali che la società ritiene aberranti. I dottori che hanno in cura Daniele, Mancini e Mencarelli, trattano i pazienti che hanno in cura come moduli bianchi da compilare. Da parte loro non c’è la volontà di conoscerli e di capire da dove si origina il trauma. Vengono trattati in modo brusco, come persone irrecuperabili che bisogna controllare e, nei casi più estremi, bloccare prima che procurino del male ai sani. Anche Daniele viene considerato un matto, quando in realtà l’unica cosa che lui desidera è la salvezza: per se stesso, per la propria famiglia, per i vivi e per i morti, “per i pazzi, di tutti i tempi, ingoiati dai manicomi della storia”. Tutto chiede salvezza è un libro potente, perché è capace di mutare il punto di vista di colui che lo legge: descrivendo i percorsi mentali delle persone instabili, Mencarelli è in grado di farci vedere sotto una luce diversa anche processi che percorrono i pensieri di coloro che si ritengono sani.

 


 

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