Tutto De André

Della Ballata del Michè, che considerava il suo esordio come cantautore (rinnegando il suo primo 45 giri con Nuvole barocche ed E fu la notte) Fabrizio De André diceva: “Questa canzone mi ha salvato, altrimenti sarei diventato un mediocre penalista”. Con musica dello stesso De André e testo scritto in collaborazione con la sua insegnante di francese Clelia Petracchi, la canzone racconta la storia vera di tale Michele Aiello, un giovane immigrato a Genova dal Sud Italia che era finito sul giornale per aver commesso un delitto passionale. Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers invece non nasce dalla cronaca nera, ma da una sfrenata serata alcolica in cui Fabrizio, ubriaco, viene sfidato a mangiare carne di topo vomitata da un gatto e che ovviamente finisce per essere vomitata anche dal cantante. Il quale, dopo essersi ripreso e tra le risate generali, prende a strimpellare la chitarra e trova un motivo medievaleggiante che il suo compagno di sbronze e bravate Paolo Villaggio arricchisce con un testo iconoclasta e geniale. Sapevate che Via del Campo non parla di una giovane prostituta ma di un giovane travestito (nome d’arte Josephine o Morena, le testimonianze sono discordanti su questo) per il quale De André sul finire degli anni Sessanta aveva letteralmente perso la testa? O che il capolavoro La Buona Novella nacque da un’idea del direttore artistico della Produttori Associati Roberto Dané, che voleva affidare la realizzazione di una versione pop dei Vangeli a Duilio Del Prete e che fu il collega Antonio Casetta a suggerirgli di proporre la cosa a Fabrizio De André, che “(…) è un periodo che è un po’ in crisi, non sa che fare”?

Federico Pistone, giornalista del “Corriere della Sera”, è figura a dir poco poliedrica: interista sfegatato e autore di diversi volumi sulla storia della squadra nerazzurra, ha partecipato a vari progetti umanitari internazionali e intrapreso numerose spedizioni in Mongolia, terra da lui profondamente amata e alla quale ha dedicato il portale informativo www.mongolia.it e una serie di reportage. Qui si dedica a quello che intuiamo essere un altro suo grande amore, la musica di Fabrizio De André. Sul cantautore genovese è stato scritto e pubblicato tantissimo – soprattutto negli ultimi anni – e perciò non è affatto facile trovare un approccio originale: Pistone sceglie di andare al nocciolo della produzione di De André, le canzoni. Le canzoni, punto e basta. I brani di Faber a noi giunti – a proposito, sapevate che questo soprannome così amato dalla sinistra antagonista è legato al vero e proprio feticismo che De André aveva per le matite colorate di questa marca? – vengono elencati in ordine cronologico (ogni LP è preceduto da una breve scheda sull’anno in cui è uscito, con i principali eventi), analizzati uno per uno – inserendo retroscena anche gustosi, quando ce ne sono di noti – e persino votati da 1 a 5. In tutto poco più di otto ore di musica, 131 canzoni da Nuvole barocche del 1961 fino ai ripescaggi “inediti, postumi e improbabili” del 2008. E come tutte le canzoni di De André si possono ascoltare in un unico giorno, così questo Tutto De André si può leggere tutto di seguito: godendosi l’aneddotica, riflettendo su questo o quel verso. Molto più che una guida all’ascolto.



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