Tutto il tempo del mondo

Tutto il tempo del mondo

Howard Wakefield sta tornando come tutte le sere a casa dopo una pesante giornata di lavoro. Dopo quasi due ore di ritardo accumulato per un curioso contrattempo e arrivato finalmente alla propria abitazione, si attarda sulla vecchia sedia a dondolo nel garage con l'intenzione di riposare solo qualche minuto. È al risveglio, all’alba, che Howard matura la stramba idea di non rientrare più a casa e di vivere come un barbone nascosto fra le cianfrusaglie del garage... La vita di una coppia borghese viene improvvisamente stravolta quando un vecchio dai lunghi capelli grigi si presenta a casa affermando di aver vissuto l’intera esistenza proprio nella loro abitazione... Betty e Jim vivono nella comune di Walter John Harmon, un santone a capo di una setta millenaristica all’interno della quale ognuno ha la propria “Missione” da portare a termine. Quando Walter e Betty fuggono di nascosto portandosi via anche tutti i soldi della comunità, Jim anziché infuriarsi con la moglie adultera e con il santone imbroglione interpreta il fatto come un ineluttabile segno della volontà di Dio...

Questi dodici racconti, l’ultimo dei quali dà il titolo all’intera raccolta, sono stati scritti in periodi diversi e con varie ambientazioni che vanno dagli scenari metropolitani di New York al Midwest passando per un luogo - quello dell’ultimo racconto - difficilmente inquadrabile nello spazio e nel tempo. Lo stile è eterogeneo, prevalentemente discorso indiretto libero quanto lo sono le vicende narrate, eppure tutte legate dallo stesso fil rouge: la profonda solitudine dei personaggi, l'alienazione, le frustrazioni quotidiane, il sentirsi come la giovane Jolene “straniera in terra straniera”. È questo il motivo per cui le storie di Doctorow ci spiazzano e ci costringono a riflettere. I tanti Jim, Jolene, Howard siamo tutti noi: i mille impegni quotidiani, la competizione fisica ed intellettuale, il desiderio di riscatto sociale, la corsa a perdifiato come se avessimo tutto il tempo del mondo. E solo per evitare di pensare realmente a ciò che siamo:“anonimità totali” destinate sin dalla nascita ad una profonda solitudine, consapevoli di “morire della vita sbagliata” eppure spesso incapaci di reagire.



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