Tutto per nulla

Tutto per nulla
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La neve inonda il podere Georgenhof con il suo carico di silenzio e attesa. Il 1945 sta per finire e come ogni inverno il vento fa tremare le tegole e chi vi abita. La strada che passa davanti al cancello è quella che porta fino a Mitkau. La Prussia Orientale esiste ancora nelle mappe politiche, ed è proprio lì che quel podere si trova. I Von Globig possono vantarsi di esserne i proprietari da quando lo comprarono ad un prezzo ragionevole all’inizio del ventesimo secolo, ma della grandiosità della tenuta di un tempo rimane poco: quello che gli investimenti in aziende estere di acciaio o di farina di riso hanno risparmiato. Eberhard Von Globig in quell’inverno storico è altrove in guerra con la sua bella uniforme da ufficiale della Wermacht. Sua moglie, l’affascinante Katharina, la donna che tutti amano contemplare per quel suo aspetto elegante, amministra la poca servitù fedele e quel che rimane dei possedimenti insieme a suo figlio, il taciturno Peter, e a Zietta, attenta a far rispettare le regole per mantenere a poco prezzo la casa calda ed accogliente. La guerra fiacca gli animi e porta fame e solitudine. I Von Globig non sono immuni e il sesto anno di quel terribile conflitto termina con un gelo eccessivo. Chi ha la fortuna di passare accanto a quel luogo vi si ferma per chiedere qualche patata o un mezzo cavolo. Il dottor Wagner, per esempio, che con la scusa delle lezioni gratuite al giovane Peter si riscalda l’animo con un po’ di cibo e con la bellezza di Katharina. O come gli altri viandanti, con le loro stampelle e le mille storie da dimenticare. Profughi rassegnati che fuggono dalle truppe russe che nel 1945 faranno della Prussia un ricordo su cartine ingiallite di storia…

“Stanno arrivando i russi!” con questo urlo di dolore i protagonisti di questa storia lasciano le proprie case. Non sono solo i Von Globig, nobili decaduti che fino a qualche mese prima continuavano speranzosi a sostenere un tenore di vita che appariva a tutti gli effetti anacronistico; ma anche la carrellata di viandanti narrati da Walter Kempowski. Il suo è un punto di vista diverso, dalla parte cioè di quei tedeschi che il conflitto l’hanno subito, vedendosi strappare dalle proprie case per non perdere la vita. Kempowski non è revisionista, ma si fa narratore di un dolore, quello dei tedeschi, che a molti spesso non sembra giusto nemmeno prendere in considerazione. La sua è una lingua precisa, ben centellinata che ha dei bellissimi accenti romantici. Proprio lo scrittore tedesco, deceduto nel 2007 (un anno dopo la pubblicazione nel suo Paese di Tutto per nulla, ndr) ha dedicato a questo tema buona parte delle sue opere in maniera spesso cronachistica e dettagliata, ma in questo romanzo descrive perfettamente le diverse tipologie dell’animo tedesco di quel periodo. Sotto quel tetto decrepito e da riparare si muovono le esistenze di volontari del Partito, giovani infermerie e intellettuali, ospiti casuali e inaspettati che condividono lo stesso precario presente. Annunciarsi con un “Heil Hitler!” pian piano diventa superfluo e quelle parole rimangono vuote a riecheggiare nei saloni freddi. La storia in quegli anni muta velocemente e i confini si spostano fino a creare quelli attuali.



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