Tutto potrebbe andare molto peggio

Tutto potrebbe andare molto peggio
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2012. Sono le 8 del mattino e Frank Bascombe riceve una telefonata che, già lo sa, gli rovinerà anche il resto del giorno. È Arnie Urquhart. Frank gli ha venduto una casa a Sea-Cliff nel 2004, quando ancora faceva l’agente immobiliare e non era una casa qualunque, era la sua casa: bella, alta e punteggiata di luci. “Com’è la situazione da quelle parti?” chiede Frank e conosce la risposta: l’uragano Sandy ha strappato dalle fondamenta la casa, le onde l’hanno investita e ora giace di traverso, privata del tetto. Arnie taglia corto: “Uno stronzo d’italiano la vuole comprare per cinquecento bigliettoni. Ho bisogno di un consiglio, vieni a vederla e dimmi se vale la pena darla via per così poco.” Frank tenta un rifiuto, non lavora più nel campo da anni, ma alla fine accetta, forse solo perché quando si vende una casa dove si è stati felici il rapporto con lei non finisce mai. Non sa però se ha voglia di rivedere il posto, in tutti questi anni non ha mai voluto farlo. Quando Frank arriva a Sea-Cliff trova la nebbia ad invadere la spiaggia, ma riconosce la casa lo stesso, subito: è colpito dalla sua solida stazionarietà, pur essendo nient’altro che “un relitto ancorato al terreno soltanto dal suo gran peso”. Arnie si lamenta, è indeciso, parla di sport e del commercio del pesce: si capisce che non è davvero di edilizia che vuole discutere. È solo che il tempo scivola via in fretta ed è difficile tenere qualcosa in piedi, anche la cosa più solida...

Al centro dei quattro racconti interconessi che costituiscono Tutto potrebbe andare molto peggio vi è Frank Bascombe, già protagonista di altri romanzi di Richard Ford: Sportwriter (1986), Il giorno dell’indipendenza (1996) e Lo stato delle cose (2006). Qui Frank ha sessantotto anni, è in pensione e racconta di aver vissuto in diverse case, di aver cambiato moglie e di non veder spesso i suoi figli, ma non è certo arrivato per lui il momento di tirar le somme, perché niente è definitivo. Né nella sua vita né in quella altrui. Questo messaggio – confuso, incompleto – glielo consegna l’uragano Sandy e la devastazione che ne consegue e lui cerca di rispondergli con ragionamenti acuti, a volte amari, a volte ironici. Ogni pagina è percorsa da un senso di disfacimento che si basa, paradossalmente, sul concetto di casa, ossia su qualcosa che dovrebbe – in un mondo ideale – essere privato, stabile, perenne. Le case di Ford però sono diverse, più vere: si ribaltano, vengono portate via, oppure ci vive qualcuno che non riconosci più, o magari odorano di malattia. Tutto potrebbe andare molto peggio è una metafora dell’invecchiare o dell’imprevisto o forse solo la storia di un uomo di mezz’età al quale capita di incontrare della gente. Ognuno può scegliere la chiave di lettura e, d’altra parte, non è molto importante cosa dice Richard Ford ma come lo dice: uno come lui renderebbe capolavoro perfino la descrizione del sistema di smaltimento degli oli esausti.



 

 

 

 
 
 
 

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