Tutto procede in perfetto disordine

Tutto procede in perfetto disordine
Alex, voce narrante; Tom, Max, Luca, Giamba: comprimari. Sullo sfondo Taranto, la città più amata dal poeta Orazio, e dintorni. Viaggiando in un mondo di griffe indispensabili, sballi notturni e alcol a fiumi i nostri annoiati e borghesi ragazzi riempiono le notti - e talvolta anche i giorni o per lo meno le albe - con serate movimentate in locali esclusivi, feste private al limite dell’orgiastico, drag-race sulla pista dell'amico Jarry dove poter liberamente distruggere automobili magnifiche e costosissime, casuali amplessi con donne considerate oggetto anche da loro stesse e spedizioni punitive (con contorno di Beretta) dove sfogare violenza e frustrazione contro esseri umani, oggetti o animali. In questo modo trascorrono i diciotto, i venti, i venticinque e si arriva fin quasi ai trenta. Qualcuno anche si laurea o se non altro fa finta di combinare qualcosa. Incontrano donne che sembrano poter rappresentare una vita diversa, ma poi si perdono perché... beh, perché talvolta le donne sono stronze e puttane o al contrario perché amano la solidità e non la fuggevolezza; perché sono ambiziose e determinate e magari non gli piace girare a vuoto sulla s.s. 106 ionica su una macchina che sembra un aereo a 300 all’ora con un conducente ubriaco e strafatto: non apprezzano il genere, per così dire. A un certo punto però viene da chiedersi: ho trent'anni, cosa ho fatto e cosa farò? E si scopre con amarezza che il futuro non può essere diverso perché ormai il treno è preso e tutto procederà come procede ora. Oppure perché qualche volta il futuro non c’è...
È questa assenza di speranza da chiusura di telegiornale che rimane alla fine del libro. Perché lo sai che non è proprio tutta fantasia e non è solo pulp. Che qualcosa di reale c’è, che qualcuno potrebbe anche rispecchiarsi nei protagonisti del libro e anche con una certa dose di orgoglio. Anche la nausea sale, a un certo punto, e non per i fatti narrati ma per il costante ruminare marche note e loghi famosi, come avviene sulle bocche di molti adolescenti e post-adolescenti non soltanto pugliesi, per carità. Gianluca Antonacci ha superato i 30 anni ed è pugliese (tarantino-massafrese per l’esattezza), e se questo potrebbe sembrare un romanzo autobiografico non lo è; è invece una dichiarazione d’amore per una città e una terra. Dove forse non tutto va per il verso giusto, dove la gioventù può perdersi e ferirsi, dove molti sono i problemi. Ma chi se non un innamorato può gridare in faccia alla propria amata tutti i suoi difetti, per farle aprire gli occhi? E così fa l’autore riversando tutto il suo amore in un videoclip pseudorealista, cinico, dal ritmo sincopato e un po’ house. Con uno stile spezzato, senza narrazione e descrizioni, dove azioni, eventi e stati d’animo prendono il posto di una trama, Antonacci riesce a rendere il vuoto di alcune esistenze e l’ansia di vivere e di essere e di esserci. Il ritmo è sempre alto e tiene fino alla fine, anzi sembra quasi che il libro si concluda in levare: come se la conclusione vera non fosse stata consegnata all’editore. Ma è un libro che viaggia sul tempo presente, sono disordinati ( e amari) scatti “momento per momento”, non si può andare troppo in là...e questo in fondo potrebbe essere anche un sollievo. Una curiosità: effettivamente questo libro è anche un videoclip, o meglio un booktrailer, disponibile in Rete e realizzato per la presentazione del volume…in massimo accordo e perfetta coerenza con lo stile e l’intento del libro.

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