Uccellino del paradiso

Uccellino del paradiso
Sparta, 1983. Nella piccola città di provincia dello stato di New York, una giovane donna di nome Zoe Kruller viene ritrovata strangolata nel suo letto. L’avvenente gelataia-cantante aveva abbandonato la famiglia per darsi alla droga e alle “amicizie maschili”, ma in una di queste notti la follia ha avuto la meglio. L’identità del suo assassino rimane sconosciuta, anche se tutti sanno i nomi degli indiziati: l’ex marito e l’amante, Eddy Diehl. Quest’ultimo viene allontanato per sempre dalla moglie e dal figlio Ben; l’unica che gli rimane incondizionatamente fedele è la figlia Krista, all’epoca una ragazzina di nemmeno dodici anni. Dal giorno di quel terribile guaio, la vita di Krista cambia completamente: i rapporti con la madre e il fratello si deteriorano, mentre l’ossessione per il padre la porta a ripercorrere episodi della sua infanzia, sezionando uno per uno singoli fatti, frasi, parole, che in qualche modo possano svelare l’innocenza o la colpevolezza di quell’uomo amato ciecamente. Ma crescendo, la sua vita solitaria e irregolare la porta inevitabilmente ad avvicinarsi all’unico ragazzo di Sparta che in qualche modo le assomiglia: Aaron, il figlio di Zoe. Questo ragazzo, che dal padre ha ereditato l’origine pellerossa, è guardato dai bianchi con sospetto, per via della sua indole aggressiva e del suo carattere forte e tenebroso. Sembra impossibile che proprio lui sia figlio della bella e solare Zoe. Eppure qualcosa in lui la spinge a seguirlo, forse per ritrovare quel padre ormai smarrito…
È un romanzo difficile e travagliato, l’ultimo di Joyce Carol Oates. Ripercorrendo molti dei temi già toccati in altri libri, la scrittrice di Lockport costruisce qui un’intricata vicenda di violenza e passione, a metà tra il giallo e il romanzo di formazione. L’adolescente Krista prima, Aaron poi, sono i punti di vista privilegiati, ed è dai loro occhi che il lettore penetra nelle profondità più oscure di quella società della provincia americana che da anni la Oates si sforza di analizzare minuziosamente. In questo senso l’ambientazione non è certo casuale: come è riportato nell’aletta, la regione settentrionale di New York è per lei un autentico “luogo dell’anima”, adatto a mettere a nudo le forze primordiali che sottendono ai rapporti umani. Lo stesso nome di Sparta è significativo, se consideriamo che l’antica città greca, nell’inevitabile e perenne confronto con Atene, dimostrava di essere quella incline alla forza fisica, la più grezza e spietata. E anche in Uccellino del paradiso la violenza e gli istinti primitivi – come la passione e la follia – costituiscono uno dei filoni centrali, elementi dominanti della vita: “Gli uomini sono solo un corpo, e dal corpo non c’è scampo”, recita Krista in un passo del suo interminabile flusso di coscienza. Eppure qui, a differenza di altre sue opere, la Oates inserisce anche la componente della tenerezza, della pura e semplice fragilità, come traspare dal titolo. Uccellino del paradiso è la donna fragile, a cui si può far male; è la bambina ingenua e fresca, che sbatte forte le sue ali, nel tentativo di volare. Ma è anche la fragilità degli uomini privi di potere, il cui unico modo per imporsi è la violenza… Un romanzo intenso come non mai, profondo e toccante. Una prosa veloce e sconvolgente, una potente macchina narrativa.

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