Ucciderai corrotti e infedeli

Dall'ospedale San Raffaele di Milano sono scomparsi uno specializzando e tre sorgenti di radio. Il primario del reparto di Radioterapia si rivolge per indagare al suo vecchio amico Leonardo Lorenzi, investigatore privato e fondatore dell'Agenzia “Todeschini e Lorenzi”, invitandolo a riconciliarsi con lui anni dopo il tradimento che aveva incrinato il loro rapporto. Prima reticente, Leonardo accetta il caso e comincia a scoprire dettagli sempre più interessanti: il giovane introvabile, Giacomo, è ciellino, omosessuale, in contatto con un gruppo di fondamentalisti islamici. Con al fianco il bravo assistente Max, che coinvolgerà il suo filantropico e segretissimo gruppo di nerd professionisti che, in una cascina fuori città, svolgono lavori e ricerche nel tempo libero, gli occhi fissi sugli schermi. L'indagine, tuttavia, è troppo complicata per due sole persone: saranno il ritorno inaspettato di una figura chiave della vita di Leonardo e l'assistenza di un ex camorrista a contribuire all'avvicinamento dei nostri alla verità. Verità che potrebbe anche essere nient'affatto bella…
Un giallo che la cronaca ha reso straordinariamente attuale, nato di certo da un'analisi attenta del contesto ospedaliero milanese del bravo Federico Tavola, che con questo secondo romanzo conferma l'impressione data dal primo, quella di essere uno scrittore capace e non banale, acuto osservatore e sapiente compositore di paragrafi esilaranti. Stavolta ci delizia con una vera chicca, il personaggio per il quale (parola dell'autore) ha concepito l'intera storia: l'ex criminale calabrese, pentito, che metterà al servizio dell'Agenzia Todeschini la sua perizia di un tempo, insieme a un vistoso abbigliamento da gangster che sdrammatizzerà le scene di maggior tensione. La vicenda è drammatica e Leonardo crescerà tanto, anche al di là del lavoro. Si affaccia all'orizzonte un batticuore per il tenebroso ma dolce investigatore, che inizia a sciogliere i nodi più stretti del suo animo, facendo i conti in modo meno perentorio e severo con un passato che ci era stato solo accennato in Che bella vita e che adesso si dischiude in tutta la sua cupa tristezza. Davvero tanti gli ambienti e i temi toccati da questo giallo dai capitoli brevi e incalzanti, tra cui la comunità islamica, la sanità milanese, i legami con la mafia. Il tutto immerso in delle atmosfere milanesi ancora più precise di quelle dell'episodio iniziale, che ci svelano anche il nome dei locali più amati dallo scrittore. "Il tema fondamentale - racconta l'autore a Mangialibri - è il concetto di sistema. La tesi che propongo è che il nostro sistema socio politico si è emancipato da chi lo ha creato: non è l'individuo che influenza il sistema, ma il sistema che determina l'individuo, anzi spesso il politico è quasi un'emanazione del sistema, ha perso l'emancipazione". Una lettura che non si lascia dimenticare, che apre alla riflessione. E dà più di quello che ci si aspetterebbe da un noir.

 

 

 

 
 
 
 
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