Uccidi il padre

Uccidi il padre
Pratoni del Vivaro, appena fuori Roma. Sono le cinque di pomeriggio di un sabato d’inizio settembre, quando una pattuglia di polizia viene fermata da un uomo in evidente stato di agitazione. Si chiama Stefano Maugeri e non riesce più trovare sua moglie e suo figlio Luca, di sei anni e mezzo. Stavano facendo un picnic e, dopo essersi appisolato, non li ha più visti. Scomparsi. Subito dopo viene trovato il cadavere della donna. Decapitato. Del bambino, invece, non si hanno tracce. I primi sospetti ricadono proprio su Maugeri, ma la ricostruzione dei fatti non convince il vicequestore Colomba Caselli, chiamata sul luogo del delitto da Alfredo Rovere, primo dirigente della Squadra Mobile di Roma. Colomba è in congedo dopo l’evento che lei chiama il Disastro, una missione sotto copertura in Francia finita in tragedia, nella quale ella stessa ha rischiato la vita. È un caso delicato, al quale lei non vorrebbe lavorare, ma il suo senso del dovere la spinge ad indagare e c’è solo un uomo che può aiutarla davvero: Dante Torre, esperto di abusi infantili e persone scomparse, che soffre di claustrofobia e pieno di manie e paranoie, conosciuto da tutti come “l’uomo del silos”. Da bambino Dante è stato rapito e tenuto prigioniero all’interno di un silos nelle campagne cremonesi per undici lunghi anni, in cui veniva educato da un uomo che si faceva chiamare “Il Padre”. E ora, per salvare la vita di Luca Maugeri, Dante deve di nuovo fare i conti col proprio passato e con i propri incubi. Anche perché, chi ha rapito il bambino ha lasciato degli indizi che solo Dante può riconoscere. Il Padre è tornato…
Uccidi il padre segna un punto di svolta nella produzione letteraria di Sandrone Dazieri, il quale abbandona il noir per dedicarsi ad un thriller claustrofobico, feroce, oscuro, senza pietà, che indaga le paure che attanagliano l’animo umano e le rende tangibili, reali. Un romanzo che non dà punti di riferimento al lettore, il quale viene immerso, pagina dopo pagina, in una vicenda ricca di punti oscuri e zone d’ombra, in una Roma che diventa teatro di dolore e morte, alla quale fanno da contraltare le campagne cremonesi, simbolo del passato che ritorna prepotentemente per colpire e far male. Il tutto raccontato con un ritmo che alterna tempi frenetici ad adagi psicologici e riflessivi che permettono di entrare nella mente dei protagonisti e conoscerne le paure, i fantasmi, le ferite indelebili. Dante e Colomba sono personaggi problematici, attivi, in continua evoluzione, perseguitati da un vissuto che li inchioda e al contempo permette di loro di reagire all’orrore, cercando appigli e salvezza in un magma nero che sembra inghiottirli. Fino ad un finale spiazzante che lascia una sola certezza: con Uccidi il padre, che presto diventerà un film, Dazieri ha cambiato totalmente veste, indossando quella del thriller. E questa veste gli calza a pennello.

Leggi l'intervista a Sandrone Dazieri

 

 

 

 
 
 
 
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