Uccidimi!

Uccidimi!
Valentin è uscito a bersi qualche birra con i suoi amici: è una sera d’estate come tante a Bucarest, sarebbero dovuti andare al mare ma la macchina ha dato forfait all’ultimo, forse andranno domani. Così Vali se ne torna a casa nella notte silenziosa e semideserta, saltella tra le pozzanghere e scambia due parole con una prostituta, a tutto pensa tranne che a incontrare una ragazza da soccorrere. Ma a pochi passi da casa scorge una figura che dà spallate a un muro, ed è proprio una ragazza, così stordita e confusa che Vali riesce solo a strapparle di bocca il suo nome: Ramona. Vali accompagna Ramona nel suo appartamento, le offre un bicchiere di whisky e le medica le ferite. In quella strana notte Ramona sembra starci proprio bene nell’appartamento di Vali, come un complemento d’arredo perfetto in quella casa mezza sgangherata del dopoguerra, così bene che Vali inizia a sentirsi attratto da quella ragazza malconcia e seducente. A interrompere i sogni di Vali arriva una confessione improvvisa e brutale: «L’ho uccisa! L’ho uccisa! Capisci?». Ramona entra così nella vita del giovane proprio la notte in cui ha commesso un delitto. E nel sonno si stringe accanto a lui, in un abbraccio che sarebbe potuto diventare d’amore ma nel quale alberga solo la consolazione di chi sente che la morte è appena entrata con prepotenza dentro casa…
Ana Maria Sandu costruisce così un romanzo che è insieme una storia d’amore e di follia, o ancora meglio una storia su quanto sia sottile il confine tra amore e follia. Al centro del romanzo c’è innanzitutto Ramona e il suo incontro con due amori: quello sottile, pieno di conforto e comprensione, per Vali e quello assoluto, intimo e distruttivo per la signora Manea. E poi ovviamente c’è la signora Manea… anziana, vitale e letalmente gentile, con la sua sfilza di eleganti amori passati che diventano più presenti che mai attraverso Ramona. O forse è tutta la signora Manea che riprende vita attraverso Ramona, attraverso un flusso di memorie che diventa infine una sottrazione della vita stessa. Una narrazione che dunque gioca abilmente sui delicati equilibri dell’identità, della perdita dell’identità e di come due vite possano fondersi l’una nell’altra. Ma Uccidimi! è anche - e lo è dichiaratamente fin dal titolo - la storia di un delitto. La Sandu arriva a scogliere i nodi che hanno portato all’omicidio attraverso una ben congeniata narrazione epistolare che scardina (fortunatamente) quella che è ormai la forma tradizionale dei thriller, in un ottimo incastro narrativo che farà felici gli amanti dei gialli più raffinati. Di questa moderna versione di Delitto e castigo non è lecito svelare il seguito né tantomeno il finale, per quanto questo possa sembrare (ma solo apparentemente) scontato, ma basta dire che la riflessione sull’amicizia, sulle colpe e sull’espiazione trova in questo romanzo della Sandu un ottimo compimento negli interrogativi che rimangono sospesi alla fine della lettura: chi è veramente l’assassino? E che cos’è a renderci colpevoli o innocenti?

Leggi l'intervista a Ana Maria Sandu

 

 

 

 
 
 
 
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