Ufficio salti mortali

Ufficio salti mortali
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Chi lo dice che gli avvocati sono tutti ricchi? Con l’arrivo della crisi, molti di essi hanno perso i migliori clienti, quelli che pagavano le loro parcelle regolarmente e senza nemmeno controllarle. Hanno perso le entrate sicure e i pochi che ora chiedono i loro servizi spesso risultano insolventi e comunque sono sempre più radi. Sono i nuovi poveri, la cui condizione deve però restare invisibile il più a lungo possibile. La facciata quindi è fondamentale anche se per mantenerla occorre fare i salti mortali e spesso, pranzando al club esclusivo, si va via senza pagare la consumazione. La grande differenza tra questi nuovi poveri e quelli che li hanno preceduti, e che ci sono ancora a dirla tutta, è la mancanza di umiltà e la dignità di chi è nato povero e poi magari si è arricchito. I nuovi arrivati, invece, sono nati già ricchi e non sono preparati a questa nuova condizione, pertanto faranno di tutto pur di continuare a fingere che nulla sia cambiato. Questa è la vita di uno di loro. Arturo speranza, un’ex moglie a cui versare gli alimenti, una nuova moglie da mantenere, due figli, uno studio da mandare avanti e i conti sempre più in rosso. Ogni tanto la corrente o il gas vengono staccati ed ecco allora che Arturo deve inventarsi l’ennesima bugia pur di giustificare il taglio che solo con grande fatica verrà ripristinato. Fino a quando ricompare Pio, ex compagno di classe e che pare abbia fatto fortuna all’estero con mezzi nemmeno troppo chiari. In ogni caso, il lavoro continuativo che gli propone di fare per la sua azienda è una boccata d’ossigeno che non si può rifiutare. E se i conti restano comunque in rosso, almeno le utenze non vengono scollegate. Fino a quando, dopo che l’azienda finisce nel mirino delle banche, anche Pio si rifiuta di pagare Arturo e tra i due comincia una lotta tra avvocature senza quartiere…

Per Arturo Speranza “il vero termometro per misurare il grado di ricchezza o povertà è legato al bagnoschiuma utilizzato: per ogni differente grado di momentanea disponibilità economica esiste una marca adeguata”. Chissà se questo teorema sia poi vero, in ogni caso lo è per questo avvocato ridotto in miseria e che fa di tutto, dei veri e propri salti mortali e grattacieli di bugie, pur di fingere che tutto vada bene e che l’essere avvocato corrisponda anche a vivere da benestante. Ma prima o poi la misura si colma e il tappo scoppia. E se il taglio di questa storia, tutta atti giudiziari e articoli sulla vita di un condominio, giochi di prestigio nei conti correnti e riunioni con funzionari di banca, voleva essere anche ironico e divertente, ebbene l’obiettivo non è stato centrato. Chi si ricorda di Studio illegale, pubblicato da Duchesne alias Federico Baccomo, qualche anno fa si renderà conto che la cifra stilistica è però molto diversa. Enrico Morello, che l’avvocato lo fa davvero e che collabora con “Il Sole 24 Ore”, confeziona una storia piuttosto noiosa nell’architettura e nello stile. Non è chiaro quale reazione ci si aspetti nel leggere dell’avvocato Speranza, che a suon di bugie diventa un vero e proprio antipatico, tanto che persino l’amico Pio, persona con principi propri molto saldi seppure estremi, per certi versi risulta più gradevole anche quando, alla fine, userà le maniere forti e il proprio denaro per dare il colpo di grazia all’ex compagno di liceo. Il finale, da tragicommedia, riporta un barlume di speranza e luce sul tramonto di una carriera oramai segnata. Ma tutto ciò non salva il libro dall’essere davvero molto poco appassionante.



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